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Amministratori sotto tiro in Calabria: calo attentati 

Ma azioni sempre più eclatanti: tutti i casi denunciati

Calabria
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L'attentato al sindaco di Taurianova
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REGGIO CALABRIA - Pur in calo di un significativo 20% rispetto al terribile 2016, in cui conquistò il primato nazionale per numero di intimidazioni, la Calabria fa registrare 70 casi censiti anche nel 2017, con una distribuzione nelle cinque province più omogenea rispetto agli anni precedenti.

Guidano la classifica le province di Reggio Calabria e Cosenza (18 casi a testa), territori in cui la presa dei clan sul territorio può arrivare ad essere soffocante. Non è un caso se in molti dei Comuni coinvolti da atti di intimidazione nel 2017, soprattutto in provincia di Reggio Calabria, si siano verificati svariati scioglimenti delle amministrazioni locali per infiltrazioni mafiose.

A Taurianova, primo Comune sciolto tramite la normativa approvata nel 1991, il Sindaco Fabio Scionti e un consigliere comunale sono stati oggetto di ripetuti atti minatori. Il primo cittadino, consigliere ai lavori pubblici della Città metropolitana di Reggio Calabria, ha subito un attentato dinamitardo nel cortile della sua abitazione che ha distrutto l’auto della moglie.

Si segnalano aggressioni e minacce nei confronti dei primi cittadini di Condofuri, Cinquefrondi e Marina di Gioiosa Jonica. A Polistena, luogo in cui il 24 giugno 2016 Avviso Pubblico organizzò la prima Marcia nazionale degli “Amministratori sotto tiro”, si segnala il tentativo di incendio dell’auto di una consigliera comunale.

In provincia di Cosenza continui atti intimidatori a Cassano allo Jonio, il cui Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nell’autunno del 2017. A Santa Maria del Cedro il Sindaco Ugo Vetere, già sotto tiro negli anni passati, ha denunciato una lettera minatoria ricevuta da un consigliere di maggioranza, in cui si minaccia la sua scomparsa per “lupara bianca”. A Rossano il dirigente del Comune Giuseppe Passavanti ha ricevuto la testa di un capretto mozzata con in bocca un proiettile e una scritta “Attento, ti distruggo”.

In aumento le intimidazioni in provincia di Crotone (13 casi), territorio al centro nel 2017 di alcune importanti inchieste della magistratura che hanno svelato l’attivismo e gli affari di alcuni clan del crotonese, che godono di minor rilevanza mediatica rispetto a quelli reggini.

Numerosi atti intimidatori, denunciati in un’interrogazione parlamentare presentata a gennaio, sono stati censiti a Isola Capo Rizzuto, Comune nuovamente sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2017. Doppia intimidazione a Scandale, a colpi di pistola nei confronti dell’abitazione del Sindaco e attraverso l’incendio di una struttura comunale.

Nella provincia di Catanzaro (12 casi) lettere minatorie vengono inviate al Sindaco di Petronà Romina Muraca. All’interno minacce esplicite nei confronti del primo cittadino e del marito, con riferimento all’omicidio di Silvano Talarico, dipendente comunale assassinato nel 2008. Nel novembre 2017 il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose.

A Catanzaro l’associazione interregionale “Vivere insieme”, impegnata nei lavori di realizzazione di un complesso polifunzionale nel quartiere Corvo in collaborazione con l’Amministrazione comunale, ha denunciato di aver ricevuto numerose e ravvicinate intimidazioni.

In calo il numero delle minacce censite in provincia di Vibo Valentia (9 casi), tra cui ricordiamo l’intimidazione a colpi d’arma da fuoco contro la cooperativa “Stella del Sud” che opera nel settore dell’accoglienza dei migranti e che vede tra i fondatori l’ex Sindaco ed ex Vice Presidente della provincia, Pasquale Fera.

Pur avendo spostato ormai da tempo il centro dei suoi interessi economici al di fuori dei confini della Regione, la ‘ndrangheta continua a coltivare la propria capacità di controllo sulle amministrazioni locali calabresi, individuate come snodi di interesse da cui passano decisioni e affari.

La Commissione parlamentare antimafia evidenzia un “fortissimo interesse da parte dei gruppi criminali per le risorse gestite dagli enti locali e di una strategia volta a condizionare dall’interno le singole amministrazioni, a partire da quelle dei comuni di più limitate dimensioni, al fine di indirizzarne le decisioni di spesa”. In questo senso Regioni ed Enti locali sono “utilizzati come porta d’accesso per l’infiltrazione nella struttura amministrativa e istituzionale del Paese”.

“La capacità di condizionare l’assegnazione delle commesse pubbliche – scrive la Dia – rimane una costante nella strategia delle cosche, tanto in Calabria quanto fuori Regione. E questo, con inevitabili effetti sul buon andamento della Pubblica amministrazione”. È stato accertato l’inquinamento di almeno 27 gare d’appalto da parte di un gruppo imprenditoriale che fa riferimento alla potente cosca dei Piromalli.

Si conferma in tal senso un grande interesse verso gli appalti della Salerno – Reggio Calabria. Tra le persone sottoposte a fermo, vi sono anche dipendenti di uffici tecnici di alcuni comuni della Piana di Gioia Tauro, uno dei quali era “considerato la testa di ponte della cosca all’interno del Comune per aver pilotato gli appalti, favorendo diverse società edili collegate alla locale famiglia mafiosa”.

Nel maggio 2017 il Comune di Gioia Tauro è stato sciolto per infiltrazioni. Nello stesso periodo è stata sciolta anche l’amministrazione di Laureana di Borrello: uno degli amministratori è stato riconosciuto come referente politico delle ‘ndrine.

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