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Il figlio del boss si pente, trema la cosca Mancuso

Colloquio negato ai congiunti e cambio di carcere

 

Calabria
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Nella foto: 
Emanuele Mancuso
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2 minuti 36 secondi

GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA – Conferme ufficiali o ufficiose al momento non ve ne sono, solo una serie di supposizioni e qualche indizio che, tuttavia, sembrerebbero destinate ad alimentare questa possibilità: quella che uno dei rampolli più in vista di casa Mancuso abbia chiuso col passato per avviare il suo percorso di collaborazione con la Dda.

Trent’anni, con numerosi precedenti penali alle spalle, il figlio del boss Pantaleone alias “L’ingegnere” rappresenta una delle nuove leve del “casato” mafioso di Limbadi. Fino a qualche giorno addietro era detenuto nel penitenziario di Reggio Calabria in quanto colpito da un’ordinanza di custodia cautelare emessa nel marzo scorso nell’ambito dell’operazione antimafia contro il clan Soriano nella quale viene indicato quale autore dell’esplosione di un ordigno contro la casa dell’imprenditore Antonino Castagna e poi di aver compiuto un furto in una gioielleria di Nicotera.

Da circa due settimane invece è stato trasferito in gran segreto presso quello di Paliano, nel Frusinate, riservata, tra l’altro, ai collaboratori di giustizia. Il secondo indizio è il fatto che proprio in questi giorni i familiari del 30enne, che si erano recati presso la casa circondariale della Città dello Stretto, per i normali colloqui in carcere, si siano visti negare la possibilità di incontrare il congiunto, divenuto papà proprio in questi giorni, in quanto ormai non si trovava più ristretto lì. Terzo aspetto fa riferimento al fatto che da una ventina di giorni il giovane non abbia più avuto contatti con i propri legali di fiducia, tanto storici quanto nuovi.

Tre indizi, dunque, che non bastano per formare una certezza ma che, tuttavia, non possono non essere presi in considerazione. Ovviamente dagli ambienti della Dda non filtra alcuna notizia in merito vista la delicatezza del caso che, qualora fosse confermato, rappresenterebbe una svolta storica nella più potente consorteria criminale del vibonese la quale, a quel punto, vedrebbe uno dei propri esponenti – con vincoli di sangue – saltare il fosso. In precedenza un simile percorso l’ha effettuato Evelyna Pitzlar, moglie di Domenico Mancuso, a sua volta fratello del potente boss Pantaleone alias “Scarpuni”, ma era pur sempre una parentela acquisita.

Così come lo era Tita Buccafusca, moglie di quest’ultimo, che nella primavera del 2011 decise di collaborare con la Dda salvo, poi, non firmare la seconda pagina del verbale conseguente a drammatiche ore di riflessioni e telefonate con i familiari. Buccafusca che morì pochi giorni dopo essere tornata a casa per l’ingestione di acido muriatico.

Emanuele Mancuso, che avrebbe iniziato da diversi giorni a rendere dichiarazioni, potrebbe aiutare a far luce su numerosi episodi molti dei quali ancora ammantati da mistero.

Su tutti gli omicidi di Cosma Congiusti, del broker della cocaina Vincenzo Barbieri e di Domenico Campisi, avvenuti a cavallo tra il 2010 e il 2011, nonché il ferimento del 2008 di Romana Mancuso e Giovanni Rizzo per il quale in primo grado sono stati assolti il padre di Pantaleone e il fratello Giuseppe. Figura particolare, quella del giovane di casa Mancuso, solita anche utilizzare Facebook per far sentire la propria presenza, fondando anche un gruppo poi chiuso a seguito delle continue invettive a forze dell’ordine e magistratura e cronisti.

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