Salta al contenuto principale

Castrovillari, aggressione ad agente di polizia penitenziaria

Detenuto tenta di rubare le chiavi del reparto del carcere

Calabria
Chiudi
Apri
Nella foto: 
Il carcere di Castrovillari
Tempo di lettura: 
2 minuti 6 secondi

CASTROVILLARI (COSENZA) - Nuova aggressione in un carcere calabrese. Questa volta, un detenuto del carcere di Castrovillari ha aggredito un agente della Polizia penitenziaria allo scopo di sottrargli le chiavi del reparto. L'episodio è stato reso noto dal sindacato Sappe. «Si tratta di un episodio gravissimo - affermano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto e Damiano Bellucci, segretario nazionale del sindacato della polizia penitenziaria - che denota le precarie condizioni di sicurezza esistenti nelle carceri italiane, dove gli eventi critici crescono in maniera esponenziale. Infatti, e colluttazione e le aggressioni, dal 2016 al 2017 sono passate da circa 8.500 a oltre 9.500». «Tutto ciò - sostengono Durante e Bellucci - è avvenuto a causa di scelte politiche e organizzative scellerate che, negli ultimi anni, hanno portato alla progressiva riduzione degli organici e alla totale apertura dei detenuti, senza alcun adeguato controllo». 

«La situazione è sempre più tesa e pericolosa - proseguono - Purtroppo la Polizia Penitenziaria della Calabria è costantemente esposta a troppi rischi di questo tipo e per far fronte a criticità di questo tipo ci vorrebbe un'adeguata quantità di personale di Polizia per favorire e promuovere l'osservazione e la rieducazione, garantendo allo stesso tempo l'ordine la sicurezza e la tutela dei poliziotti. Pertanto auspichiamo la massima attenzione da parte dell'amministrazione penitenziaria e dagli organi di governo. Ormai non abbiamo più parole per descrivere le criticità delle carceri calabre e le conseguenti pericolose condizioni di lavoro di chi vi lavora, in primis appartenenti alla Polizia Penitenziaria».

Inoltre, «ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre», denuncia Capece. «Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. È mai possibile che nessuno, al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, abbia pensato di introdurre anche per la Polizia Penitenziaria ed i suoi appartenenti, per fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge, strumenti come quelli in uso a Polizia di Stato e Carabinieri, ossia pistola “taser” e spray al peperoncino? Evidentemente le priorità erano e sono altre: come, ad esempio, consentire l’uso della sigaretta elettronica nelle celle o prevedere le “doccette” nei cortili passeggi per dare refrigerio ai detenuti durante i mesi estivi (dimenticandosi per altro, sistematicamente, l’adozione concreta di provvedimenti per il benessere del Personale di Polizia Penitenziaria, specie di quello che vive nelle Caserme…)».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?