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Il vescovo di Locri: la fede in Maria

inconciliabile con la criminalità mafiosa

Calabria

L'omelia di Oliva nel santuario di Polsi

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Nella foto: 
Il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva
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SAN LUCA (REGGIO CALABRIA) - «Non è assolutamente conciliabile la fede in Maria con la criminalità mafiosa». Lo ha ribadito il vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, nell’omelia in occasione della festa della Madonna della Montagna celebrata nel santuario di Polsi, nel cuore dell’Aspromonte, indicato in diverse inchieste della magistratura come luogo d’incontro, proprio in concomitanza della festa, delle cosche di 'ndrangheta per decidere di affari e strategie.

«L'uso indebito dell’immagine della Madonna di Polsi e la sua strumentalizzazione da parte di uomini di mafia e di 'ndrangheta - ha detto il vescovo - il venire qui non da pellegrini ma con intenti malvagi e sacrileghi è stata una gravissima offesa alla fede di tutto il popolo mariano. Portare con sé l’immagine della Vergine e nutrire odio, rancore, vendetta non sono comportamenti conciliabili con la più genuina fede mariana. C'è religiosità e religiosità. C'è una religiosità, che non piace al Signore. E' quella fatta di parole. Non basta dirsi cattolici. Non basta partecipare ad atti di culto: accompagnare la statua in una processione, ricevere i Sacramenti, venire in pellegrinaggio. Ci vuole la rettitudine di cuore, la purità nei pensieri e nelle intenzioni. Gesù condanna la tendenza a dare più importanza ai gesti e ai riti esteriori che alle disposizioni interiori, rifiuta le apparenze e va all’essere».

Ha  poi aggiunto il Vescovo di Locri: «Quanta ipocrisia  nel nostro mondo! Quante maschere! Quanti maestri del travestimento! Quanti volti dietro l’anonimato! Sono gente senza volto e senza dignità, omertosa e vile. Gente senza onore, che opera nell’oscurità delle tenebre. Quanta falsa religiosità! … Voltare pagina è un desiderio delle autorità anche civili, che hanno accettato la sfida di liberare Polsi dal suo isolamento».

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