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Tragedia del Raganello, Civita rende omaggio alle vittime

Il sindaco: «Un ricordo indelebile nella nostra mente»

Calabria
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Un momento della fiaccolata
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CIVITA (COSENZA)  - Ad un mese dalla tragedia in cui morirono dieci persone, nove escursionisti e una guida, travolte da un’onda di piena del torrente Raganello, la comunità di Civita, il comune in cui si verificò la tragedia, ha dedicato una giornata al ricordo delle vittime. A perdere la vita nella sciagura furono Antonio de Rasis, guida e unico calabrese; Gianfranco Fumarola, pugliese; Antonio Santopaolo e la moglie Carmela Tammaro, campani come Maria Immacolata Marrazzo (33); una coppia di fidanzati romani, Carlo Maurici e Valentina Venditti; Paola Romagnoli, lombarda, e due amiche pugliesi, Miriam Mezzolla e Claudia Giampietro.

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Dopo il sequestro dell’area delle gole del Raganello, disposta pochi giorni dopo la tragedia, la Procura della Repubblica di Castrovillari, che ha aperto un’inchiesta sulla sciagura, ha emesso sette avvisi di garanzia nei confronti dei sindaci di Civita, San Lorenzo Bellizzi e Cerchiara di Calabria, Alessandro Tocci, Antonio Cersosimo e Antonio Carlomagno; del presidente del Parco Nazionale del Pollino, Domenico Pappaterra; di Gaetano Gorpia, dirigente dell’ufficio Biodiversità dei Carabinieri Forestali, e delle guide escursionistiche Giovanni Vancieri e Marco Massaro. I reati ipotizzati sono omicidio colposo e lesioni colpose, inondazione colposa ed omissione di atti d’ufficio.

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«Vogliamo ricordare chi non c'è più - ha detto il sindaco di Civita, Alessandro Tocci - e di comune accordo con il nostro parroco e l’Eparca della Diocesi di rito greco bizantino abbiamo deciso di dedicare l’intera giornata alla memoria, alla fede e alla speranza affinché cose del genere non accadano mai più. Quello che è avvenuto il 20 agosto scorso è qualcosa che rimarrà indelebile nella memoria di tutti noi. Le parole sono ben poca cosa rispetto alla gravità di ciò che è accaduto. Ci auguriamo - ha aggiunto Tocci - che la magistratura, che sta facendo il suo lavoro, continui sulla strada della ricerca della verità. Da indagato ritengo che sia giusto e corretto riporre tutta la fiducia nel lavoro della magistratura».

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Alla commemorazione hanno partecipato il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, ed il prefetto di Cosenza, Paola Galeone. «Sono qui - ha detto Oliverio - innanzitutto per rendere omaggio alla memoria di 10 persone che hanno lasciato la vita in questa tragica vicenda. Sono qui anche per testimoniare la mia vicinanza ai familiari, alla comunità di Civita e a coloro i quali, in quelle tragiche ore, hanno consentito, con il loro intervento, di salvare bambini, uomini e donne che altrimenti si sarebbero aggiunti alle 10 vittime. Questo luogo deve rinascere. Bisogna trarre spunto dalla drammatica vicenda che si é verificata perché quanto é accaduto non si ripeta mai più».

A conclusione della manifestazione c'é stata una cerimonia religiosa officiata dall’Eparca di Lungro, Donato Oliverio, cui ha fatto seguito una fiaccolata lungo le vie di Civita. «È doveroso vivere il dolore. Lo viviamo e lo facciamo nostro il dolore dei familiari e offriamo loro la nostra vicinanza fatta di preghiera. Ci dia forza e consolazione la fede in Dio. Penso all’impegno delle istituzioni alle amministrazioni locali alla vicinanza del Papa della Conferenza episcopale calabra e della Caritas nazionale». Lo ha detto l’eparca di Lungro, mons. Donato Oliverio, nell’omelia della celebrazione religiosa svoltasi a Civita ad un mese dalla tragedia delle Gole del Raganello che provocò dieci vittime. «La vicinanza - ha aggiunto l’eparca, vescovo della diocesi cattolica di rito bizantino - rappresenta un’indelebile manifestazione di fede. Dove c'è carità e dove c'è solidarietà c'è Dio. Ogni gesto di carità contiene un seme di fede. Oggi è l'ora propizia per ascoltare la parola di Dio. Sulla mancata prevenzione tante parole. La vera e la più bella parola che abbiamo ascoltato è quella della generosità venuta dall’impegno dei tanti che si sono prodigati»

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