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Vibo, muore dopo un calvario in 4 ospedali diversi

Scatta l'indagine della magistratura, 19 medici indagati

Calabria
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Villa Caminiti
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal maggio 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA – Due province, quattro ospedali, ben 19 medici indagati. Si può riassumere con questi numeri la vicenda del decesso di Teresina Di Renzo, 77enne vibonese, avvenuto il 18 gennaio di quest'anno presso la casa di cura “Villa Caminiti” di Villa San Giovanni dove era arrivata nel settembre del 2017 per essere sottoposta ad un intervento chirurgico di linfoadenectomia periaortica nel corso del quale era stato asportato un tratto di parete dell'aorta addominale per poi essere trasferita nel reparto di Rianimazione del Grande ospedale metropolitano “Bianchi Melacrinò-Morelli” sempre nella città dello Stretto. Qui, l'anziana vi rimase fino al successivo 22 settembre per poi tornare alla clinica per la prosecuzione delle cure. Il 13 ottobre seguente la Di Renzo era stata ricoverata presso l'azienda sanitaria di Vibo a seguito di perdite ematiche dal condotto rettale che avevano reso necessario un nuovo trasferimento presso il nosocomio reggino per un nuovo intervento.

Quindi il ritorno a Vibo, verso la fine di novembre, le dimissioni dopo ulteriori accertamenti e consulenze specialistiche. Ma il calvario della donna non era finito. Dopo appena cinque giorni, la 77enne, che aveva iniziato a soffrire nuovamente di perdite ematiche, era stata condotta questa volta all'ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro dove i sanitari avevano riscontrato, oltre all'iniziale rilievo di un'ulcera duodenale e una gastrite erosiva emorragica, segni di colite emorragica, dovuti, probabilmente, alla conseguenza della pregressa radioterapia. A metà dicembre la Di Renzo era stata nuovamente dimessa ma il 14 gennaio 2018, aveva ancora una volta fatto ricorso alle cure nel nosocomio di Vibo per essere poi ricoverata nel reparto di Medicina.

Il quadro clinico, però si era ulteriormente aggravato, tale da rendere necessario un ennesimo trasferimento d'urgenza presso l'Unità operativa di chirurgia vascolare del presidio reggino, ma gli esami avevano consigliato di non procedere all'intervento chirurgico bensì a un trattamento medico con emotrasfusioni e monitoraggio clinico-laboratoristico. Il giorno successivo era stato rifiutato il traferimento presso il reparto di Chirurgia dello stesso ospedale e quindi la paziente era stata trasportata nel luogo in cui tutto aveva avuto inizio: “Villa Caminiti” per essere invece sottoposta ad un'operazione di resezione della terza porzione duodenale e bypass axillo-bifemorale su protesi “Ptf armata”. Ma alle 2 di notte, terminato l'intervento, l'anestesista aveva segnalato l'arresto cardiaco che ha provocato il decesso nonostante il massaggio cardiaco e i trattamenti di fibrillazione, effettuati per 45 minuti.

Questi dunque i fatti, con l'inchiesta della Procura di Reggio scattata a seguito della denuncia dei familiari che si sono affidati all'avvocato Aldo Scarpino.

Inchiesta che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 19 persone, cioè tutti i medici che hanno avuto in cura la 77enne. Si tratta nello specifico di Lugi Anastasio, 69 anni, residente a Lamezia (difeso dall'avvocato Francesco Muzzopappa); Nicola Lentini, 64 anni, di Limbadi (avv. Muzzopappa); Giuseppe Miceli, 49 anni, di Vibo (avv. Vincenzo Gennaro); Vincenzo Ruffa, 39 anni, di Scido (avv. Giovanni Macrì); Antonio Chirico, 61 anni, di Vibo (avv. Rosaria Ruffa); Valerio Manno, 59 anni, di Vibo (avv. Carmelo Solano); Cristina Santoro, 30 anni, di Reggio (avv. Fortunato Cuzzola); Pietro Volpe, 62 anni, residente a Reggio (avv. Macello Cipri); Antonino Longo, 59 anni, di Reggio (avv. Luigi Reliquato); Francesco Cutrupi, 54 anni, di Reggio (avv. Caterina Neri); Gesualda Pansera, 55 anni, residente a Catona (avv. Antonio Ciarletta); Gismondo Velardi (34 anni) di Messina (avv. Giuseppe Donato); Maria Carbone, 59 anni, di Sinopoli (avv. Antonio Ciarletta); Maria Comi, 39 anni, di Gallico (avv. Carlo Morace); Giovanni Uslenghi, 63 anni, di Reggio (avv. Morace); Stefano Barillà, 70 anni, di Nicastro (avv. Morace); Paolo Cardillo, 68 anni, di Villa San Giovanni (avv. Maria e Salvatore Mangiola); Anna Maria Malara, 66 anni, di Reggio (avv. Rosario Infantino) e Riccardo Mazzitelli, 71 anni, di Reggio (avv. Stefania Bagnoli). Nei giorni scorsi i perito del pm Paola D'Ambrosio hanno depositato gli esiti della consulenza medico-legale le cui conclusioni “scagiogano” l'operato di tutti gli indagati.

Nello specifico viene rilevato come «gli interventi diagnostici e terapeutici praticati dai sanitari che ebbero in cura la signora Di Renzo, appaiono congrui e conformi rispetto a quanto prescritto dalle linee guida... Si ritiene che, a fronte di un intervento chirurgico d'urgenza, non si hanno elementi per poter ritenere che si sarebbe potuto evitare, al di là di ogni ragionevole dubbio, il decesso della paziente, vista l'estrema gravità del quadro clinico in atto, non potendosi escludere che un approccio interventistico più precoce avrebbe consentito una qualche chance di sopravvivenza, in un'ottica medico-legale non meglio rigorosamente quantizzabile».

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