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Arresto Lucano, grazie del sindaco dopo il corteo a Riace

La lettera: «Non ho niente di cui vergognarmi»

Calabria
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La manifestazione a Riace per Lucano
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RIACE (REGGIO CALABRIA) - «Della mia situazione personale non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato, anche e soprattutto in merito alle vicende giudiziarie. Non ho rancori o rivendicazioni contro nessuno. Vorrei però dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi. Niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose che hanno dato un senso alla mia vita». Lo scrive Domenico Lucano in una lettera aperta di ringraziamento ai manifestanti che ieri hanno partecipato al corteo a Riace (LEGGI LA NOTIZIA) che si è concluso sotto casa del sindaco, ora sospeso, agli arresti domiciliari da martedì scorso per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Lettera che Lucano conclude con «Hasta siempre». 

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«Non dobbiamo tirarci indietro. Se siamo uniti e restiamo umani - scrive Lucano - potremmo accarezzare il sogno dell’utopia sociale. Vi auguro di potere avere il coraggio di essere soli, e l’ardimento di stare insieme sotto gli stessi ideali. Di poter essere disubbidienti ogniqualvolta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza. Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie di essere così ostinati da continuare a credere contro ogni evidenza che vale la pena di essere uomini e donne, di continuare a camminare per i cammini nel vento, nonostante le cadute, nonostante i tradimenti, le sconfitte, perché la storia continua anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci».

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«Ci dobbiamo augurare - ha aggiunto - di poter mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti i coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e dalla volontà di bellezza. Ovunque siamo e ovunque viviamo perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà. Vi porterò per tanto tempo nel cuore». 

Nella lettera Lucano ha affermato ancora: «Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa che non fanno intravedere più gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre dolori e di croci, crudeltà dalle nuove barbarie fasciste. Qui, in quell'orizzonte, il popolo, i popoli ci sono, e con le loro sofferenze i loro processi, le lotte, le conquiste. Tra le piccole e grandi cose del quotidiano».

«I fatti - prosegue - si intersecano con gli avvenimenti politici. I cruciali problemi di sempre, alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alle morti alla repressione. Oggi in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del profondo Sud Italiano, terra si sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia. La storia siamo noi, con le nostre scelte, le nostre convinzioni, le nostre incertezze, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere».

«Verrà un giorno - conclude Lucano - in cui ci sarà più rispetto per i diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianze e libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggeranno in business class ed altre ammassate come merce umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio».

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