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Maltempo in Calabria, «mamma non voglio morire»

Madre e figlio salvati da due camionisti: l'appello

Calabria
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Nella foto: 
Anna Callipo con il figlio
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PIZZO (VIBO VALENTIA) – Anna Callipo è ancora sotto shock e continua a ripetere, con la voce rotta dall’emozione, che è solo per «due anonimi salvatori» che in tv e sui giornali vicino alle foto di Stefania Signore e dei suoi due bimbi non ci siano anche la sua e quella del figlio Giuseppe, salvi ed illesi dalla marea di fango ed acqua che li ha travolti per strada poco prima della mezzanotte vicino proprio a dove è stata ritrovata la macchina della povera Stefania.

La signora Callipo è un funzionario dell’aeroporto di Lamezia Terme e giovedì aveva deciso dopo tante insistenze del bambino di 10 anni, amante degli aerei, di portarlo con sé al lavoro; un turno complicato perché c’erano stati tre dirottamenti, 450 passeggeri da sistemare ed il collega che doveva darle il cambio, in ritardato per colpa della pioggia che aveva iniziato a scendere copiosa.

«Alle 23,30 finisco il turno e ci mettiamo in macchina con Giuseppe – inizia a raccontare con gli occhi ancora pieni di terrore. Per abitudine percorro sempre la SS 18, la pioggia era battente ma avendo un Suv, riuscivamo a procedere verso Pizzo. La visibilità era poca, ma non vendendo né barriere né, tanto meno, uomini che impedissero il passaggio abbiamo continuato a camminare. All’altezza della zona industriale Sir, la macchina si è spenta e non è più ripartita».

Ha preso il telefono per chiamare i soccorsi, i vigili del fuoco di istanza all’aeroporto, i colleghi che in ufficio hanno diramato l’allarme, insomma ha composto tutti i numeri che poteva per cercare più aiuto possibile, mentre il piccolo Giuseppe sul sedile posteriore con un altro telefono avvertiva il padre di quello che stava succedendo. E qui, la signora si interrompe, ha bisogno di una pausa per respirare e dire tutto d’un fiato: «Stavo cercando di capire cosa fare mentre l’acqua iniziava ad entrare in macchina ed ero al telefono per spiegare meglio dove fossimo quando mio figlio ha iniziato a ripetermi “mamma non voglio morire, sono troppo piccolo, non ci salveremo”. È stato terribile, però queste parole mi hanno scossa e dato la forza per ragionare anche al telefono con mio marito sul da farsi. L’acqua continuava a salire ed ho capito che se fossimo rimasti dentro l’auto non avremmo avuto scampo. Ho rassicurato mio figlio e gli ho detto che avremmo giocato a Batman, saremmo saliti sul tetto dell’auto dal finestrino posteriore. Prima lui e poi io».

La strada deserta e non illuminata, loro bloccati con la macchina in panne, seduti abbracciati sul tetto dell’autovettura per cercare di riscaldarsi con la pioggia che cadeva fortissima ed il vento, mentre dentro l’abitacolo l’acqua arrivava ormai al volante. Intanto i soccorsi non arrivavano.

«Siamo stati per circa un’ora abbracciati sull’auto, mio figlio continuava a ripetermi che non voleva morire ed io mi sentito impotente. Il telefono continuava a squillare, mio marito si era messo in macchina ma non riusciva ad arrivare, stessa cosa i miei colleghi, nessuno poteva arrivare lì, i soccorsi erano impegnati anche in altre emergenze, non riuscivano ad individuarci. In sottofondo c’erano i lamenti degli animali, cose che fluttuavano sulla strada, era veramente uno scenario apocalittico ed ero disperata. Abbiamo visto due luci in lontananza di un camion ma non si è fermato. Poco dopo invece sono arrivati i nostri salvatori. Due camionisti, avranno avuto 50 e 30 anni, dalla parlata sembravano campani, si sono fermati richiamati dalle mie urla e dai miei gesti. Hanno aperto lo sportello del loro camion ed hanno afferrato prima Giuseppe e poi me. Nel frattempo mio marito era riuscito a raggiungere da una strada secondaria il bivio di Curinga, e li ci siamo fatti lasciare dai nostri salvatori; anzi vorrei tanto ringraziarli dalle pagine del giornale perché presa dal panico non ho chiesto loro nemmeno i nomi. Gli dobbiamo la vita».

Riesce a dirlo sorridendo questo, prima di farsi seria e nel tono della voce si evince la rabbia: «ma come è possibile che l’allarme da Stefania Signore sia stato lanciato intorno alle 20,30 e la strada a mezzanotte fosse ancora aperta e nessun pericolo segnalato? Non so neanche io come mai questi due angeli non abbiano preso l’autostrada. Sono ancora spaventata, non dormo da 48h quasi e mio figlio è terrorizzato e sta attaccato me, ha visto le immagini in tv di Stefania e dei figli e ripete ai fratelli che potevamo essere io e lui quelli; so che servirà un supporto psicologico per superare questa vicenda. La macchina è da buttare ma l’importante è che siamo vivi, però mi chiedo: poteva esserci risparmiato questo shock? Giuseppe arrivati a casa ha visto che giovedì era San Francesco d’Assisi e mi ha detto “da oggi io e te siamo rinati in questo stesso giorno, questo è il nostro nuovo compleanno”, ed io non ho potuto ribattere nulla».

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