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'Ndrangheta, sequestri nel Catanzarese e Vibonese

Sigilli anche alle proprietà dell'ex consigliere La Rupa

Calabria
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Il procuratore capo Nicola Gratteri
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CATANZARO - I militari del comando provinciale della guardia di finanza di Catanzaro, coordinati e diretti dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro,, con il supporto dello Scico di Roma, hanno eseguito sei distinti provvedimenti di sequestro di beni per un valore di oltre 14 milioni di euro.

I particolari dell’operazione sono stati illustrati dal procuratore della repubblica Nicola Gratteri e dal comandante regionale Calabria Fabio Contini, nella sede del comando provinciale della guardia di finanza di Catanzaro, evidenziando che sono stati colpiti diverse persone ritenute affiliate o contigue alla 'ndrangheta.

Tra i beni sequestrati, in sei distinti provvedimenti, ci sono tra gli altri, 34 fabbricati, 9 attività imprenditoriali, 16 appartamenti, due ville lussuose, 40 terreni e 22 veicoli. Oltre a La Rupa, il cui valore del patrimonio è risultato sproporzonato rispetto ai redditi dichiarati, i sequestri hanno riguardato Luigi Trovato ritenuto contiguo alla cosca Giampà di Lamezia Terme; Nino e Teresina Cerra, anche loro di Lamezia; Domenico Origlia, di Guardavalle, e Francesco Mallamace, di Vibo Valentia.

In particolare, beni per un valore complessivo di oltre un milione di euro sono stati poi sequestrati a Domenico Origlia, coinvolto nel luglio 2013 dell'operazione "Itaca-Freeboat" culminata nell'arresto di 25 persone ritenute appartenenti alla cosca Gallace-Gallelli, dominante nel basso Jonio catanzarese, in particolare a Guardavalle e Badolato, e a Francesco Mallamace, arrestato nel giugno 2008 nell'ambito delle operazioni "Domino" ed "Effetto Domino" contro la cosca Anello di Filadelfia. I provvedimenti, in questo caso, hanno riguardato un fabbricato a Guardavalle, una ditta nel settore dei legnami a Sant'Onofrio con unità anche in Val di Chiabna (Arezzo), e cinque automezzi.

Infine, i militari del gruppo di Lamezia Terme hanno eseguito due provvedimenti di prevenzione nei confronti di 13 tra gli esponenti di vertice di spicco della cosca lametina Cerra-Torcasio-Guatlieri, tra cui i "capi carismatici" Nino e Teresina Cerra, condannati in via definitiva nel processo seguito all'operazione "Chimera" o coinvolti nella successiva operazione "Crisalide".

Il valore dei beni sequestrati a quest'ultimo sodalizio ammonta a oltre due milioni e mezzo di euro: tra i beni sequestrati alla cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri 15 appartamenti e una lussuosa villa a Lamezia Terme, un appartamento in provincia di Firenze, tre terreni agricoli, esercizi commerciali a Lamezia e in provincia di Firenze, un'impresa di movimento terra, quote di una societa' di call center, 14 autoveicoli e anche un acquascooter. 

I sequestri a La Rupa

Per quanto riguarda l'ex consigliere regionale della Calabria Franco La Rupa fra i destinatari dei sei provvedimenti di sequestro, per complessivi 14 milioni di euro, eseguiti stamani. Larupa, eletto con l'Udeur al Consiglio regionale, rimase in carica per una legislatura, dal 2005 al 2010. Coinvolto nelle operazioni "Nepetia" e Omnia", a conclusione del processo scaturito da quest'ultima è stato condannato condannato in via definitiva a tre anni di reclusione per voto di scambio con la cosca Forastefano di Cassano Ionio

Il patrimonio sottratto a La Rupa ha valore stimato in 9 milioni di euro. Prima ancora di ricoprire incarichi politici a livello regionale, nel 1992 era stato eletto consigliere comunale di Amantea, rivestendo poi, nell'arco di quindici anni, più volte la carica di assessore (lavori pubblici, personale, bilancio, turismo, sanità, commercio e pubblica istruzione) e successivamente di vicesindaco, fino a diventare primo cittadino, eletto per tre volte consecutive.

Nel 1995, inoltre, era stato eletto consigliere provinciale nelle file del Ccd. Proprio a causa delle modalità della sua elezione a consigliere regionale fu coinvolto nelle operazioni antimafia "Nepetia" e "Omnia", ma per l'operazione Nepetia era stato assolto perchéil fatto non era previsto dalla legge. Tuttavia, la stessa sentenza di assoluzione dava atto dell'esistenza di rapporti diretti tra l'esponente politico e la cosca Gentile di Amantea.

Tra i beni sequestrati a La Rupa figura il 50% della struttura immobiliare in precedenza adibita alla casa di cura "Papa Giovanni XXIII" di Serra d'Aiello. Il sequestro ha riguardato anche una lussuosa villa ubicata ad Amantea, un bar situato nello stesso centro, nei pressi del polo scolastico, una grossa azienda agricola con sede a Cleto, 11 fabbricati dislocati ad Amantea ed altri due a Cleto, 32 terreni agricoli tutti siti nel comprensorio di Cleto, 3 autoveicoli, di cui uno di lusso, due polizze assicurative e diversi rapporti bancari e finanziari. 

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