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Le false missioni pagate dal Comune di Cosenza

Indagato il sindaco Mario Occhiuto: «Paradossale»

Calabria
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Il sindaco Mario Occhiuto
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COSENZA - Il sindaco Mario Occhiuto è indagato per truffa, falso e peculato nell’ambito di un’inchiesta relativa a spese per voli aerei e pernottamenti in hotel, conseguenza di missioni istituzionali che, secondo la Procura, non si sarebbero mai svolte, ma per le quali il primo cittadino e il suo ex segretario Giuseppe Cirò avrebbero percepito circa 80mila in rimborsi erogati dal Municipio.

La notizia è stata pubblicata oggi sull'edizione cartacea del Quotidiano. L’ipotesi è che per ottenere i soldi, siano state esibite ricevute false così da indurre in errore l’Economato di Palazzo dei Bruzi. Occhiuto si ritrova, suo malgrado, coinvolto in questa vicenda nonostante sia stato lui, un anno e mezzo fa, a sollevare il caso, additando proprio il collaboratore dell’epoca come responsabile dei reati in questione. Oltre a essere licenziato, Cirò fu anche denunciato in Procura, ma a seguito degli accertamenti svolti dal procuratore aggiunto Marisa Manzini e dal pm Giuseppe Visconti è emerso anche il presunto coinvolgimento del sindaco cosentino. 

Si tratta della seconda tegola giudiziaria piovuta addosso, negli ultimi mesi, al sindaco di Cosenza, aspirante candidato in pectore alla carica di governatore. Occhiuto, infatti, risulta indagato anche a Roma (LEGGI LA NOTIZIA) per associazione a delinquere aggravata dalla transnazionalità unitamente ad altri imprenditori per via di una serie di appalti che le sue imprese di progettazione hanno ottenuto nel decennio scorso in Cina, ma che secondo gli inquirenti sarebbero stati pilotati dall’allora ministro all’Ambiente Corrado Clini attraverso un vorticoso giro di mazzette e corruzione.

Occhiuto ha commentato la notizia, affermando: «È una vicenda paradossale. Risulto indagato in un procedimento penale che io stesso ho provocato per aver denunciato un mio assistente, Giuseppe Cirò, dopo aver scoperto che falsificava le sue e le mie missioni».

«Si tratta di una vecchia vicenda - aggiunge Occhiuto - che ritorna in auge in questo periodo in cui il clima è molto velenoso e insidioso perché pieno di tentativi di condizionamento di ogni tipo, mediatico e politico. D’altra parte, ormai da anni subisco persecuzioni mediatiche diffamatorie vergognose e intollerabili. Cirò, che avevo conosciuto in modo personale e diretto perché collaborò nella mia prima campagna elettorale del 2011, era stato poi scelto come componente del mio staff perché apparentemente sembrava molto efficiente. Solo in seguito mi sono accorto che tradiva di nascosto e in modo subdolo la mia fiducia, evidentemente per avidità e ingordigia personale, e non ho esitato a denunciarlo perché il mio ruolo pubblico di sindaco me lo imponeva e perché con il suo comportamento truffaldino aveva messo a rischio irresponsabilmente un grande progetto di miglioramento della città di Cosenza, che insieme a tante altre persone stiamo faticosamente portando avanti con enorme motivazione personale».

«Voglio anche dire - dice ancora il sindaco di Cosenza - che, nella mia lunga e intensa attività privata, altre volte mi è capitato di essere tradito da collaboratori con comportamenti discutibili, ma ho sempre perdonato senza ricorrere all’autorità giudiziaria. Così è il mio carattere. Nel caso di Giuseppe Cirò non era possibile soprassedere perché avrei commesso un grave reato, in quanto si trattava non di questioni di "casa mia" ma di quattrini che appartengono ai cittadini cosentini. Tutto questo Cirò non l’ha accettato e per ritorsione si è consegnato completamente nelle mani di alcuni miei avversari, senatori e consiglieri regionali e comunali con i quali più volte è stato visto pubblicamente, che non si fanno alcuno scrupolo per tentare di farmi fuori con tutti i mezzi possibili manipolando le persone e la realtà. Ovviamente ciò comporterà un’altra ulteriore mia denuncia per calunnia».

«Sono sereno, anche se amareggiato - conclude Mario Occhiuto - perché sicuro della mia buona fede e di non aver mai toccato nemmeno un centesimo che non mi appartenesse. Non avrei mai potuto tradire i miei cittadini, approfittando del ruolo che mi hanno affidato, per ottenere vantaggi personali. Resto convinto che anche in questo caso riusciremo ad affermare la verità».

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