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E' morto il vibonese Nello Ruello: si ribellò ai clan

Denunciò e fece condannare la 'ndrangheta per usura

Calabria
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Nella foto: 
Nello Ruello
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - «NELLO Ruello ha finito la sua battaglia». Il post su Facebook è quello di Giovanna Fronte, l’avvocato che l’ha accompagnato da oltre 15 anni nelle sue battaglie legali e che adesso esprime tutto il suo dolore per colui «il quale è stato non solo un cliente ma, probabilmente, anche un amico. Sicuramente da lui ho imparato tanto e questa notizia mi lascia un profondo vuoto».

Nello Ruello non c’è più. A 78 anni il suo cuore ha cessato di battere ieri sera. Il celebre fotografo si è così spento serenamente dopo una lunga malattia e la notizia ha ben presto fatto il giro della città, valicandone i confini in virtù del social network Facebook che lui raramente utilizzava e quando lo faceva era per denunciare la sua situazione di testimone di giustizia al quale era stata ridotta la scorta e sostituita con un servizio di sorveglianza più blando.

Una decisione che il professionista vibonese non aveva mai accettato accusando anche quello stesso Stato che ha aiutato con le sue denunce finite col portare alla condanna dei suoi aguzzini. Persone da far tremare i polsi se solo si pensa che i loro nomi erano Lo Bianco e Barba. Eppure lui non si tirò indietro. Spinto anche dalla disperazione di aver perso tutto, la sua attività, il suo lavoro, la sua esistenza a causa del baratro dell’usura nel quale era precipitato. Siamo a metà degli anni 2000.

Nello Ruello prende coraggio e denuncia. Trova sul suo cammino l’avocato Giovanna Fronte e uomini dello Stato come gli allora vertici della Finanza. Racconta tutto e fa arrestare numerose persone. E' l’operazione “Flash” del 2005, nome utilizzato non a caso per ricordare la sua attività di fotografo. Le accuse reggono fino alla Cassazione. Ma a non reggere è sua sua serenità quando il ministero dell’interno gli toglie la scorta in quanto ritiene ormai attenuati i pericoli alla sua persona. Ne nacque una battaglia legale davanti alla giustizia amministrativa conclusasi con la riassegnazione del servizio che però, appena nel giugno scorso, Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale revocò nuovamente. «In questo modo si vuole la mia morte», aveva commentato quella decisione.

Nel corso degli anni aveva abbracciato anche la causa dell’associazione antimafia Riferimenti, divenendone il referente regionale e continuando la sua battaglia parlando ai ragazzi, alle giovani generazioni. «Piango un amico con cui ho condiviso speranze e delusioni, vittorie e sconfitte. Gli sono grata. Rimarrà per sempre nel mio cuore insieme a quella Gerbera Gialla che aveva fatto sua, nel segno di un comune riscatto», è stato il commento di Adriana Musella, che aveva voluto Nello Ruello al suo fianco.

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