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Magistrati indagati, fuoco per lo scontro nel Distretto

Facciolla: «Nessun turbamento, continuo a lavorare»

Calabria
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Nella foto: 
Il procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla
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CATANZARO - All’interno del Distretto di Corte d’appello di Catanzaro è in corso uno scontro tra magistrati, alcuni dei quali di livello apicale, che, in ogni caso, non fa certo bene all’immagine della giustizia in generale, e calabrese in particolare. Non nuova, peraltro, a contrapposizioni e lotte di potere.

La notizia, pubblicata ieri da "Il Fatto quotidiano" (LEGGI I PARTICOLARI), è che 15 magistrati del Distretto del capoluogo calabrese sono indagati in un’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Salerno, cui compete la gestione dei procedimenti penali riguardanti, sia come indagati che come parte lesa, magistrati del Distretto di Corte d’appello di Catanzaro.

Dopo le dichiarazioni dell'avvocato, il procuratore della Repubblica di Castrovillari Eugenio Facciolla, a margine di una conferenza stampa, ha risposto ai cronisti che gli hanno chiesto un commento: «La vicenda che riguarda il mio distretto e me - ha detto - non influisce sul lavoro che portiamo avanti ogni giorno con particolare attenzione. Personalmente ieri ho fatto interrogatori e ho svolto le mie attività, quindi non credo ci siano turbamenti. Per il resto avete già avuto indicazioni dal mio legale». 

«La 'ndrangheta è un paravento da usare per la sub cultura della legalità - ha poi aggiunto Facciolla - in un territorio, forse il più complicato della provincia di Cosenza. Noi ogni giorno lavoriamo per ripristinare la legalità e le sentenza testimoniano gli ottimi risultati del lavoro che svolgiamo. Abbiamo un indice di scarcerazione ridotto rispetto alla situazione generale delle misure cautelari, quindi vuol dire che si lavora bene nella fase delle indagini e si arriva alla chiusura con sentenze in abbreviato o in primo grado che attestano le responsabilità. Questo è motivo di soddisfazione per me e per i cittadini onesti di quel territorio».

Sulla vicenda il presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra: «Preferisco non commentare. E’ tristissimo però sapere che - ha detto - ci siano importantissime istituzioni dello Stato sottoposte ad indagini di un certo tipo».

«E' ovvio - ha aggiunto - che l’auspicio è che si proceda nel più ragionevolmente breve tempo possibile perché bisogna fare chiarezza. Non è ammissibile che un servitore dello Stato possa servire due padroni».

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