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Spaccio di droga, furti e armi, scoperta una banda

Organizzazione è composta da siciliani e calabresi

Calabria
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Nella foto: 
Unità cinofile della polizia
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REGGIO CALABRIA - Associazione finalizzata al traffico di droga, spaccio e furto di ciclomotori, porto e detenzione illegale di armi e munizioni. Sono le accuse di cui, a vario titolo, dovranno rispondere i 17 arrestati nell'ambito del blitz 'Fortino' dalla polizia di Messina e Reggio Calabria.

I destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Messina su richiesta del procuratore Maurizio de Lucia, sono Lorenzo Anghelone, 29 anni; Francesco Arena, 37 anni, già detenuto; Michele Arena, 58 anni; Antonio Bonanno, 36 anni; Bartolo Bucè, 63 anni; Filippo Cannavò, 36 anni, già detenuto; Ugo Carbone, 43 anni; Giovanni 'u criaturi' Cortese, 45 anni, già detenuto; Paolo Mercurio, 25 anni, già detenuto; Paolo Francesco Musolino, 32 anni; Mario Orlando, 38 anni; Pietro Raffa, 39 anni; Santoro Rosaci, 34 anni; Francesco Russo, 35 anni; Gaetano Russo, 36 anni e Luigi Siracusa, 56 anni. 

Dall'indagine è emerso che gran parte dello stupefacente da introdurre nella "piazza" messinese proveniva dalla Calabria. Tra gli arrestati, infatti, ci sono anche i calabresi Santoro Rosaci e Lorenzo Anghelone, finiti in manette per aver venduto 999,3 grammi di hashish a Francesco e Michele Arena. 

Le indagini, condotte dalla squadra mobile coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina, è stata svolta tramite intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di appostamento, sequestri di droga e video-riprese. Gli investigatori hanno individuato l'esistenza di un sodalizio criminoso operante a Messina, in particolare nel quartiere Valle Degli Angeli, con base in vico Fede nel domicilio degli Arena.

Qui aveva sede «un vero e proprio fortino attorno al quale giravano gli affari illeciti della consorteria», evidenzia la Questura di Messina, «costituita dai componenti del nucleo familiare degli Arena, e di soggetti gravitanti intorno a loro, individuati e valutati nel loro operare singolo ed armonicamente in favore del gruppo, dedito al traffico di diversi tipi di sostanze stupefacenti».

Michele e Francesco Arena sono considerati dagli investigatori i «promotori, direttori e organizzatori» dell'associazione criminale. Sarebbero stati loro ad aver provveduto a impartire le direttive ai vari consociati, a mantenere i contatti con i fornitori di droga, ad acquistare le varie partite di tale sostanza e, infine, sia direttamente che a mezzo dei pusher del gruppo, a cedere a terzi lo stupefacente.

Ognuno, all'interno del gruppo, aveva il proprio ruolo: chi coadiuvava le operazioni e gestiva le attività, chi ancora si occupava dell'approvvigionamento della droga e quanti immettevano nel mercato la sostanza stupefacente. Anche contrattare il prezzo da proporre sul mercato e le modalità di approvvigionamento era un compito. 

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