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Omicidio avvocato Pagliuso, in carcere il mandante

Nuove ordinanze per l'operazione "Reventinum"

Calabria
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Nella foto: 
Il procuratore Gratteri in conferenza stampa
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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri aveva detto che fra i 12 indagati dell’operazione Reventinum c’erano anche i mandanti dell’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso.

Il mandante sarebbe Luciano Scalise (foto a destra), che avrebbe ordinato l’omicidio dell’avvocato penalista Francesco Pagliuso, ucciso nel giardino della sua abitazione di via Marconi di Lamezia nella tarda serata del 9 agosto 2016.

Il presunto killer dell’avvocato, Marco Gallo (già in carcere non solo per l’omicidio Pagliuso ma anche per l’omicidio del dipendente delle Ferrovie della Calabria Gregorio Mezzatesta e del fruttivendolo Francesco Berlingieri) avrebbe agito per conto di Scalise. Allo stesso Gallo è stata contestata oggi l'associazione mafiosa.

scalise luciano

Il gip distrettuale di Catanzaro, Paolo Mariotti, su richiesta della Dda di Catanzaro, ha infatti emesso una nuova ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione Reventinum, applicando la custodia cautelare in carcere per otto indagati e disponendo la scarcerazione di sei indagati in un primo momento colpiti dal provvedimento di fermo (poi tramutato in arresto dal gip di Lamezia) del 10 gennaio scorso quando furono coinvolti dodici indagati.

In questa nuova ordinanza, è stato contestata anche l’associazione mafiosa a Domenico Mezzatesta e al figlio Giovanni, entrambi condannati a 20 anni per il duplice delitto del bar del Reventino di gennaio 2013. Proprio in questo contesto sarebbe maturato l’omicidio Pagliuso. Le indagini sull’omicidio dell’avvocato, infatti, fecero emergere gli stretti rapporti fra gli Scalise e Marco Gallo.

I contrasti fra l’avvocato Pagliuso, sarebbero iniziati quando Daniele Scalise (ucciso a giugno 2014, figlio di Pino Scalise e fratello di Luciano) avrebbe incontrato Pagliuso nel periodo di latitanza dello stesso Daniele Scalise che avrebbe accusato Pagliuso di non averlo difeso in maniera adeguata in alcuni processi. E nell’estate del 2012, l'avvocato sarebbe stato portato incappucciato da Lamezia Terme in un bosco della zona montana del Reventino, dove veniva costretto a stare legato e impossibilitato a muoversi liberamente, dinnanzi ad una buca scavata nel terreno con un mezzo meccanico.

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Il tutto al fine di piegare l’avvocato alla volontà della cosca, specie con riferimento alle determinazioni e al comportamento da tenere nel procedimento a carico di Scalise. Un episodio contestato nell’ordinanza dell’operazione Reventinum a Pino Scalise. Il movente dell’omicidio dell’avvocato sarebbe anche legato alla difesa dell’avvocato a Domenico e Giovanni Mezzatesta nel processo per il duplice delitto del bar del Reventino.

Insomma l’avvocato Francesco Pagliuso avrebbe pagato con la vita i dissidi con la famiglia Scalise (Pagliuso era stato legale di fiducia di Pino Scalise e del figlio Daniele fino a gennaio 2013) che risalivano all'epoca, appunto, del duplice omicidio al bar del Reventino quanto furono uccisi a Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo ritenuti legati agli Scalise. E questo avrebbe dato fastidio agli Scalise che erano entrati in conflitto con i Mezzatesta per i lavori sulla strada “Medio Savuto” e poi con Pagliuso che difese i Mezzatesta nel processo del duplice omicidio del bar di Decollatura evitando l’ergastolo.

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L’esito di questo processo avrebbe infastidito ancora gli Scalise. Da qui sarebbe maturato l’omicidio dell’avvocato Pagliuso che, nell'estate 2015 - secondo quanto riportano gli atti delle indagini sull’omicidio dell’avvocato - era venuto a conoscenza, per come riferitogli da Domenico Mezzatesta, di essere stato inserito in una cosiddetta “lista nera”, stilata dagli Scalise nella persona di Pino e dalle famiglie Vescio e Iannazzo, che indicava l’eliminazione fisica di Luigi Aiello, Domenico Mezzatesta e Francesco Pagliuso.

Nell’ordinanza del gip distrettuale, inoltre, è stato confermato il carcere anche per Andrea Scalzo, 39 anni, Angelo Rotella, 36 anni, Mario Vincenzo Domanico, 42 anni, Domenico Salvatore Mingoia, 54 anni, mentre è stata disposta la scarcerazione per Cleo Bonacci, 57 anni, Eugenio Tomaino, 55 anni, Giuliano Roperti, 50 anni, Ionela Tutuiana, romena di 42 anni, Giovanni Mezzatesta, 43 anni, Livio Mezzatesta, 40 anni, tutti accusati dalla Dda, a vario titolo, di estorsione, sequestro di persona, violenza privata, danneggiamento a seguito di incendio, detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose, secondo le indagini dei carabinieri che avrebbero consentito di delineare gli assetti storici e attuali, nonché gli interessi criminali di due distinte e contrapposte cosche, quella degli Scalise e quella dei Mezzatesta, derivanti – secondo gli inquirenti - dalla scissione del gruppo storico della montagna, nell’area del Reventino, compresa tra i comuni di Soveria Mannelli, Decollatura, Platania e Serrastretta.

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