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Primi trasferimenti dalla baraccopoli di San Ferdinando

Presenze in calo ma anche per la fine della raccolta delle arance

Calabria
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Immigrati tra le baracche distrutte a San Ferdinando
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SAN FERDINANDO (REGGIO CALABRIA) - Secondo quanto chiarito dal ministero dell'Interno, sono 1.592 gli immigrati presenti nell’area di San Ferdinando, di cui 1.070 all'interno della baraccopoli teatro, sempre più spesso, di vere e proprie tragedie che costano la vita agli immigrati.

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Nel dettaglio, dei 1.592 ospiti, se così si possono chiamare, in 80 hanno diritto al Siproimi, il Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (l'ex Sprar) di questi, al momento, hanno aderito al trasferimento nei centri in 52, di cui 26 già trasferiti.

I richiedenti protezione internazionale, invece, sono 669. Di questi, sono stati contattati in 326 per valutare il trasferimento in centri di accoglienza. In 162 hanno aderito ma si sono presentati, al momento, solo in 11.

Per quanto riguarda la situazione all'interno della baraccopoli è stata una giornata calma, non si sono registrate tensioni. Come detto sono iniziati i trasferimenti e dopo i 20 migranti partiti ieri sera, oggi pomeriggio un altro gruppo di migranti è stato trasferito nei Cas di Mileto o di Isola Capo Rizzuto.

Il numero dei residenti è sceso, dicono i responsabili dell’ordine pubblico, anche perché la raccolta delle arance è quasi giunta al termine e molti nelle prossime settimane si trasferiranno in altre regioni per trovare lavoro nella raccolta dell’uva o dei pomodori.

Gli stanziali che resteranno qui saranno veramente pochi. La Prefettura in queste ore è impegnata a trovare soluzioni abitative diffuse su tutto il territorio: una delle soluzioni sulle quali si punta per superare i campi di domicilio dei migranti.

Le indagini per fare luce sull'ultimo incendio continuano con il coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi. Gli agenti della Polizia lavorano nel riserbo con l’obiettivo di capire se l’origine delle fiamme che si sono portate via un’altra vita sia di origine dolose o accidentali, a causa di uno dei tanti fuochi che i migranti si accendono nella notte per riscaldarsi.

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