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Ospedale di Vibo, smantellato il posto fisso di polizia

In servizio resta un solo agente di vigilanza privata

 

Calabria
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Nella foto: 
L'ospedale di Vibo Valentia
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Mentre i fatti di Napoli sono ancora negli occhi di molti, dove una famiglia ha devastato un intero pronto soccorso all’ospedale cittadino dopo aver appreso del decesso di un proprio defunto, al presidio sanitario di Vibo da oggi viene completamente smantellato il posto fisso di polizia.

Ieri infatti è stata l’ultima giornata di servizio per gli agenti della Questura, in particolare per il sovrintendente Giacomo Gullo che sarà spostato ad altri uffici e mansioni. E può sembrare assurdo ma il peggio deve ancora arrivare: l’istituto di vigilanza privata Sicurtransport infatti dispone soltanto di un agente (tre ad alternarsi in tutto l’arco della giornata) al quale sono demandati numerosi compiti che neanche se avesse il dono dell’ubiquità riuscirebbe ad assolvere.

Questi, infatti, deve pattugliare il Pronto soccorso per evitare l’insorgenza – come spesso accaduto anche in modo eclatante - di situazioni di nervosismo da parte degli utenti, effettuare il controllo nei locali, quello all’entrata sia del Ps che dell’ospedale stesso, monitorare la presenza di personaggi sospetti e rispondere alle chiamate di emergenza. Senza considerare, poi, la presenza di circostanze delicate quali ad esempio l’arrivo di persone rimaste ferite in un agguato o in un incidente stradale in cui è particolarmente difficile tenere a freno gli animi. Insomma, che una persona sola possa portare a termine, o anche solo effettuare, tutto questo è francamente un’utopia.

La richiesta di potenziamento del personale della vigilanza privata, almeno a due unità, giace sul tavolo dell’Azienda sanitaria da diverso tempo senza che però sia stata presa in esame. Sia il direttore del pronto soccorso (luogo in cui si verificano più frequentemente le situazioni di tensione), Vincenzo Natale, che quello del presidio, Raffaele Bava, avevano invocato, con tanto di comunicazione scritta, oltre che verbale, la necessità di affiancare all’agente un’altra figura.

Al momento, come detto, tutto tace. Per quanto concerne il posto fisso di Polizia, il ritorno “alla casa madre” dell’agente – che tra l’altro effettuava solo un turno mattiniero: 8-14 – è motivato con la carenza di personale, il che stride con l’annuncio, appena pochi giorni addietro, di arrivo alla Questura di ben 30 poliziotti. La chiusura di questo presidio di sicurezza e il numero inadeguato di uomini dell’istituto di vigilanza privata va di pari passo con un’altra carenza, questa volta medica, che finisce col riverberarsi sulla prima situazione, chiudendo di fatto un circolo vizioso: la presenza di un solo medico in Pronto soccorso ad affiancare il direttore Natale. Ciò sta a significare tempi più lunghi di accettazione dei casi, surriscaldamento degli animi dei familiari dei pazienti, l’impossibilità per i vigilantes di intervenire adeguatamente, l’assenza degli agenti di polizia.

Servono, dunque, provvedimenti a stretto giro di posta per evitare episodi disdicevoli e gravi come quello di Napoli.

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