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Donna ridotta in schiavitù a Gioia Tauro

Due arresti, la donna soggiogata fin dal 1998

Calabria
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REGGIO CALABRIA - È stata data esecuzione ad una ordinanza di misure cautelari coercitive emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria ed eseguita dalla Polizia di Stato a carico di due soggetti residenti nella Piana di Gioia Tauro ritenuti responsabili, l'uno, del delitto di riduzione in schiavitù e, l'altro, del delitto di atti persecutori aggravati, ai danni di una donna residente nella Piana di Gioia Tauro.

La donna, dopo oltre un ventennio di vessazioni e violenze, ha denunciato tutto alla Polizia di Stato, permettendo l'avvio delle indagini.

All'alba di stamane, quindi, agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro hanno arrestato i due soggetti per i reati di riduzione in schiavitù e atti persecutori ai danni di una donna che, con la sua coraggiosa denuncia, ha trovato la forza reagire ai suoi due aguzzini che, per oltre un ventennio, l'hanno tormentata con violenze morali, fisiche e sessuali d'ogni genere.

La vicenda in particolare aveva inizio nel 1998 quando la vittima, allora ventenne, conosceva R.R. in un centro per anziani della Piana di Gioia Tauro che, professandosi "sociologo", si offriva di aiutarla a curare una forma di anoressia di cui era affetta. Da quel momento, R.R. riusciva a conquistare la fiducia dell'intera famiglia della donna che, di lì a poco, sarebbe divenuta la sua vittima, dimostrandosi generoso e protettivo anche verso tutti gli altri componenti della famiglia della vittima accreditandosi quale massone, con numerosi agganci tra le forze dell'ordine, la politica, la magistratura e il clero.

L’uomo, quindi, facendole credere di essere un "sociologo" era riuscito a guadagnare la fiducia della vittima e si era offerto di aiutarla a curare una forma di anoressia di cui la ragazza, allora ventenne, era affetta. In poco tempo il sedicente sociologo, secondo quanto emerso, aveva annullato, in maniera totale, la volontà della donna, obbligandola a subire rapporti sessuali, violenze fisiche e vessazioni di ogni genere. Parallelamente l’uomo aveva poco a poco conquistato anche la fiducia dell’intera famiglia della donna dimostrandosi generoso e protettivo anche verso tutti gli altri componenti della sua famiglia.

Si era inoltre accreditato come massone, con numerosi agganci tra le forze dell’ordine, la politica, la magistratura e il clero. Il lavoro psicologico condotto sulla propria vittima aveva portato l’uomo a illudere, soggiogare e coartare, fisicamente e psicologicamente, la donna al punto da annullarne la forza di volontà anche perché intimorita dalle possibili ripercussioni nel caso non avesse assecondato le richieste del suo "aguzzino-protettore".

Richieste che, ben presto, sono degenerate in gravi violenze fisiche ed innumerevoli pretese di prestazioni di natura sessuale, sovente ottenute in maniera violenta. Dalle indagini è emerso anche che R.R., assieme F.R.D., l'altra persona arrestata con l’accusa di stalking, a partire dal 2017 avevano seguito con la loro autovettura reiteratamente la vittima fino alla sua abitazione e minacciandola anche di morte. Avevano controllato ogni suo spostamento, provocandole un perdurante e grave stato di ansia e di paura ed un fondato timore per la propria incolumità.

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