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Il caso di Vibo: «Non si può morire per un panino»

Parla la famiglia di Antonio Augurusa, c'è un'inchiesta

Calabria
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Antonio Augurusa
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2 minuti 29 secondi

GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - «Non si può morire mangiando un panino. È una cosa che non possiamo accettare e per questo ci auguriamo che la magistratura faccia luce e agisca nel caso in cui ci dovessero essere responsabilità chiare». La famiglia di Antonio Augurusa è distrutta dal dolore, incredula per com’è maturata la perdita del proprio congiunto avvenuta lunedì sera nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vibo.

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Soffocamento è la conclusione del medico legale Katiuscia Bisogni che ieri mattina ha effettuato l’autopsia sul corpo del 57enne di Maierato affetto a problemi psichici dall’età di 13 anni.

«Una morte che lascia davvero l’amaro in bocca, ai limiti dell’assurdo», hanno ribadito i congiunti della vittima che hanno nominato, come legale, l’avvocato Pasquale Grillo e, in qualità di consulente medico, il dottore Alfonso Luciano quest’ultimo presente alle operazioni autoptiche disposte dal pubblico ministero Concettina Iannazzo che ha aperto un fascicolo d’inchiesta a seguito della denuncia presentata dai familiari del 57enne ricoverato in regime di di Tso presso il reparto del nosocomio cittadino dallo scorso 15 marzo.

È la nipote Tina a raccontare gli ultimi giorni di vita dello zio e di come ha appreso la notizia: «Dalla metà di marzo mio zio Antonio si trovava all’ospedale di Vibo ma era in attesa di essere trasferito in un’altra struttura sanitaria, probabilmente quella di Crotone. Mia madre ed altri nostri familiari si recavano da lui quotidianamente, stava bene anche se nell’ultimo anno la sua condizione si era aggravata. Intorno alle 18.30 si era sentita sempre con mia madre alla quale aveva riferito di aver cenato. Alle 20.20 lei ha ricevuto la nefasta telefonata dall’ospedale che le annunciava la morte di mio zio per soffocamento. Ci hanno raccontato - ha aggiunto la ragazza - che al momento della tragedia si trovava in una saletta in cui c’è la Tv e che ad accorgersi di tutto è stata una sanitaria che l’ha visto accasciarsi a terra. Hanno provato a rianimarlo, estraendogli dal cavo orale una porzione di panino ma non c’è stato nulla da fare».

In preda alla disperazione a all’incredulità i congiunti di Augurusa si sono precipitati presso il nosocomio per saperne di più e l’indomani mattina si sono recati presso il comando dei carabinieri di Vibo per sporgere denuncia raccontando tutto al comandante Riccardo Astorina il quale ha trasmesso gli atti al pm Iannzazzo. Si cercherà di capire eventuali responsabilità da parte del personale sanitario del reparto e se la vittima - nel suo stato psichico - poteva ingerire quella tipologia di alimento e, infine, se è stata sufficientemente tenuta sotto controllo.

Una vita di ospedali e cliniche, quella che ha vissuto Antonio Augurusa, passando dalle strutture di Locri, Messina, Catanzaro e tante altre. Un uomo che già a 13 anni ha iniziato a manifestare i primi disturbi anche se «ha vissuto sempre una vita serena», come ha affermato la nipote. I funerali si terranno questo pomeriggio alle ore 17 nella chiesa Matrice, a Maierato.

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