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Ucciso con un'autobomba, salta l'udienza: la madre resta nella caserma dei carabinieri per protesta

Calabria
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Nella foto: 
Sara Scarpulla, madre di Matteo Vinci
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LIMBADI (VV) - Da stamattina non trova pace Sara Scarpulla, la madre di Matteo Vinci, il biologo 43enne assassinato con un’autobomba il 9 di aprile dello scorso anno a Limbadi. Potrebbero, infatti, ritornare in libertà gli imputati nel processo per la morte del figlio.

Questa la risultante dell’udienza preliminare di stamattina, nel corso della quale è emersa l’irregolarità della notifica a Lucia Di Grillo, coimputata detenuta nel carcere di Messina. Gli altri coimputati erano assenti per motivi di salute, pare.

Comunque, l’udienza preliminare è slittata per il 21 di giugno e, come ci ha riferito il legale dei Vinci Giuseppe De Pace, «se la notifica non verrà fatta almeno 10 giorni prima dell’udienza, ovvero martedì prossimo, gli imputati torneranno in libertà, considerato che i termini per la custodia cautelare scadranno il 26».

Per questo motivo la signora Scarpulla è da diverse ora ferma nella caserma dei carabinieri di Limbadi, per far sì che la notifica avvenga in tempo. L’abbiamo sentita poco fa e non si rassegna davanti al pericolo che il processo non venga celebrato «per una scusa stupidissima».

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