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Evasione di Rocco Morabito, indagini anche in Italia

Il Procuratore De Raho sulla fuga: «Un fatto gravissimo»

Calabria
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Nella foto: 
Rocco Morabito
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REGGIO CALABRIA - Dopo l'ufficialità dell'evasione dal carcere di Montevideo (LEGGI LA NOTIZIA) del boss della 'ndrangheta Rocco Morabito, anche in Italia, e in particolare in Calabria, è stato aperto un fascicolo di indagine per cercare di rintracciare il boss dell’omonima cosca di Africo e "re" dei narcos.

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I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria sono stati informati dalle autorità uruguaiane, tramite il Servizio di cooperazione, dell’evasione del boss e si sono attivati per quanto di loro competenza. Gli investigatori reggini dell’Arma, già dal momento dell’arresto di Morabito, avvenuto nel 2017 a Montevideo (LEGGI LA NOTIZIA), hanno seguito le procedure che avrebbero dovuto portare all’estradizione, informandosi dei vari passaggi giudiziari nel paese sudamericano e mantenendosi in contatto con gli investigatori uruguaiani.

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Il timore, secondo quanto si è appreso in ambienti investigativi, è che Morabito abbia già lasciato, o si accinga a farlo, l’Uruguay per raggiungere il vicino Brasile. Tra l'altro, il boss, quanto fu arrestato due anni fa, fu trovato in possesso di numerosi documenti falsi con la sua fotografia, tutti brasiliani. Ed anche al momento del fermo, l’uomo esibì un documento con il nominativo di un cittadino brasiliano, grazie al quale era riuscito ad ottenere una carta d’identità uruguaiana. 

Sull'evasione di Rocco Morabito si è pronunciato anche il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, per il quale «Morabito ci doveva essere consegnato già da marzo. L’autorità giudiziaria aveva deciso l'estradizione ma i ritardi gli hanno evidentemente consentito la fuga. È un fatto gravissimo che si consenta a criminali del livello di Morabito di trovare ancora una volta la libertà». De Raho ha sottolineato che la fuga di Morabito «fa credere che qualunque forma di illegalità può essere sempre attuata avendo tanti soldi. Questo - ha aggiunto - è il peggior messaggio che possa essere diffuso soprattutto in Paesi in cui si tenta di rinnovare anche il modello costituzionale, giurisdizionale e politico».

Dal procuratore nazionale Antimafia è stato espresso l’auspicio «che riescano a raggiungere il risultato di catturarlo anche per restituire credibilità a quelle istituzioni». 

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