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Smercio farmaci oppioidi a Cosenza, perquisizioni

Interdetti medico e tre farmacisti, altri 9 indagati

Calabria
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La perquisizione in una delle farmacie
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COSENZA - Un medico di base e tre farmacisti sono stati interdetti per un anno dall’esercizio della professione dal Gip del Tribunale di Cosenza nell’ambito dell’operazione dei carabinieri, denominata "Ricettopoli", che ha portato all’applicazione da parte dei carabinieri della misura degli arresti domiciliari a carico di nove persone.

Le persone coinvolte nell’operazione sono accusate di avere gestito un circuito illegale di smercio di farmaci oppioidi a base di ossicodone, alimentato dalle innumerevoli prescrizioni da parte del medico di base e dalla compiacenza dei farmacisti.

IL VIDEO DELL'OPERAZIONE E LE INTERCETTAZIONI

Il sistema illegale, che andava avanti dal 2015, ha determinato, a detta di inquirenti ed investigatori, una consistente truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale. Nell’ambito dell’operazione sono in corso perquisizioni e sequestri in alcune farmacie di Cosenza.

I reati contestati alle 13 persone complessivamente coinvolte sono quelli di prescrizioni abusive, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, truffa aggravata ai danni del Servizio sanitario nazionale e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. L'operazione è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e del Gruppo Tutela della salute di Napoli.

I carabinieri hanno avviato le procedure per il sequestro preventivo della somma di 175.947,96 euro nei confronti dei tre farmacisti destinatari delle misura interdittiva. In particolare, l'importo è calcolato quale rimborso corrisposto dal Servizio sanitario nazionale alla farmacia per la dispensazione delle ricette intestate ad un singolo indagato nell’arco temporale a decorrere dal 2015. 

L’operazione ha permesso di verificare che alcuni tossicodipendenti, con la compiacenza di un medico di base con studio a Cosenza, riuscivano a rifornirsi, presso alcune farmacie, di un medicinale contenente “ossicodone”, successivamente spacciato sul mercato illegale come sostituto dell’eroina. L’indagine, coordinata dal procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo, con il sostituto Margherita Saccà, è partita da una segnalazione inviata dalla locale Asp all’Arma in ordine ad un esponenziale incremento delle prescrizioni di un farmaco oppioide a base di ossicodone, utilizzato per le cure palliative e del dolore severo in patologie neoplastiche o degenerative in quanto caratterizzato da una molecola del tutto simile a quella dell’eroina, per cui in grado di innescare forme di dipendenza analoghe a quelle delle droghe pesanti.

Il medico, titolare dei ricettari utilizzati per le prescrizioni di medicinali, per giustificare la sua condotta dinanzi ai responsabili dei competenti uffici di medicina di base, aveva riferito di essere stato vittima del furto di dieci ricettari, precisando che avrebbe poi formalizzato la denuncia in ordine a quanto accaduto. Tuttavia, da accurate verifiche, è emerso che non era stata presentata alcuna denuncia da parte del professionista.

Si sarebbe perciò trattato di un maldestro tentativo di occultare la sua condotta illecita, nel frattempo perpetrata, senza soluzione di continuità, per anni. Gli accertamenti hanno abbracciato un arco temporale particolarmente ampio, focalizzando l’attenzione sulle prescrizioni emesse a partire dal 2015. Il farmaco dagli effetti stupefacenti è divenuto il motore dell'indagine che ha fatto emergere l’esistenza, sul territorio cosentino, di un mercato di smercio di sostanza stupefacente apparentemente legale, ma parallelo a quello clandestino di spaccio dell’eroina.

Una condotta, quella del medico, caratterizzata da una chiara consapevolezza dell’illiceità del proprio agire, come emerso nettamente da alcune conversazioni con i pazienti indagati, riportati nell’ordinanza del Gip. Cosciente delle conseguenze nefaste dall’assunzione incontrollata del farmaco, anzi, il medico sarebbe stato incurante dello stato di salute riferito da alcuni assuntori.

In alcune intercettazioni, il professionista, preoccupato per l’abbassamento delle difese immunitarie di uno dei pazienti, spiega come a causare il disturbo potesse essere stato proprio l’eccessivo consumo del farmaco, cedendo, comunque, alle continue richieste di prescrizione dell'uomo.

Nel corso delle attività investigative, i carabinieri hanno potuto rilevare, in un arco temporale tra il 2015 e il 2019, ben 2.360 illecite prescrizioni, per un totale di 4.720 confezioni del farmaco in argomento contenenti, ciascuna, 28 compresse aventi un dosaggio compreso tra 20 e 80 mg. Una condotta, quella del medico, caratterizzata da una chiara consapevolezza, considerato che lo stesso asserisce “Tu non hai titolo a prendere (ndr segue la denominazione del farmaco)”, o ancora, in un altro incontro, “Ma ti rendi conto che sono anni, che fate ste cose...?.. Anni...!!.. No giorni...!!.”.

Le dichiarazioni del procuratore Spagnuolo

«Droga di Stato». Così il procuratore della Repubblica di Cosenza Mario Spagnuolo ha definito lo smercio illegale di un farmaco a base di ossicodone scoperto dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta "Ricettopoli». «Una definizione forse forte - ha spiegato il magistrato incontrando i giornalisti - ma che nasconde il fatto che sostanze stupefacenti sono state utilizzate per uso personale, ovvero per essere vendute, senza che gli spacciatori spendessero alcunché perché queste sostanze sono state dispensate gratuitamente dal servizio sanitario nazionale».

«Il meccanismo - ha aggiunto - è semplice. Un medico compiacente che inondava di prescrizioni che poi venivano portate a farmacie ben contente di dispensare farmaci molto costosi, che infine venivano immesse sul mercato con gli stessi identici effetti dell’eroina».

L’indagine ora cercherà di chiarire come tutto il giro illecito sia andato avanti negli anni, quanti altri possibili medici o farmacisti sono coinvolti e soprattutto cosa ci guadagnava il medico che si è prestato al sistema.

«Abbiamo inteso fermare questa emorragia - ha detto ancora Spagnuolo - considerato che in sede di esecuzione, solo per il mese di agosto, abbiamo trovato 45 prescrizioni, quando con 10 prescrizioni un malato terminale va avanti un anno. Dunque, le indagini vanno avanti per identificare tutti i componenti della rete. Intanto, oggi abbiamo investito degli esiti di questa indagine tutti gli organi competenti».

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