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Il prete: «Ho chiesto voti per mio nipotema solo a Ricadi, non a Limbadi dai Mancuso»

Calabria
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VIBO VALENTIA - «Ho provato ad aiutare questo mio nipote cercando qualche voto a Ricadi, non a Limbadi, dove risiedeva la figlia di Pantaleone Mancuso».

E' quanto sostenuto oggi in udienza al processo Black Money da don Giuseppe Saragò, parroco di lungo corso di Limbadi che secondo la prospettazione accusatoria avrebbe chiesto voti alla famiglia Mancuso per sostenere, alle elezioni comunali del 2011, il nipote Francesco. Il religioso 75enne, che da 50 anni svolge la sua missione pastorale nel piccolo centro del Vibonese, ha ricordato proprio la vicenda della candidatura del congiunto a Ricadi evidenziando, poi, alla domanda se conoscesse o meno Pantaleone Mancuso e la moglie Domenica Torre, che la «parrocchia è come una strada e io cammino per le strade e conosco tutti». Risposta da sermone sulla quale però sia il pm Manzini che il Tribunale ha chiesto al teste di essere più preciso e ricevendo risposta affermativa.

«La figlia di Pantaleone Mancuso, Rosaria, che era sposata a Ricadi (con Antonio Maccarone) ho provato ad aiutare questo mio nipote cercando qualche voto ma non a Limbadi, ma a Ricadi, e può darsi che sia anche andato a casa sua». Il nipote del sacerdote non venne poi eletto sindaco ma solo consigliere comunale di minoranza al comune di Ricadi poi sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2014 proprio a seguito dell'inchiesta Black Money

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