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Operazione Showdown contro il clan Sia-Procopio-Tripodi

Regge in Appello l'accusa per i boss, assolto ex vicesindaco

Calabria
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Un'aula di tribunale

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CATANZARO - La Corte d'appello conferma in sostanza la validità dell'inchiesta "Showdown" contro le cosche di 'ndrangheta attive nell'area del Soveratese e in particolare contro il clan Sia-Procopio-Tripodi.

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I giudici, al termine del processo di secondo grado, hanno rimodellato le condanne inferte in primo grado pur mantenendone la gravità: ridotta a 13 anni (in primo grado gli erano stati inflitti 14 anni) la condanna nei confronti di Fiorito Procopio (LEGGI DEL SUO TENTATO OMICIDIO) ritenuto al vertice della cosca Sia-Procopio-Tripodi. Pena lievemente ridotta a 11 anni e 10 mesi per Alberto Sia, mentre è stata confermata la condanna a 12 anni e 6 mesi nei confronti degli altri due esponenti di vertice del clan, Michele Lentini e Maurizio Tripodi. La Corte d’appello ha confermato anche le assoluzioni dell’ex vicesindaco di Soverato Teo Sinopoli e di due dipendenti comunali Massimo Procopio e Saverio Mirarchi.

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L’inchiesta condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro e della Compagnia di Soverato, ed a cui ha collaborato anche il Ros, ha ricostruito i contrasti interni sorti tra gli schieramenti una volta uniti dei Sia e dei Todaro, sostenuti rispettivamente dalla cosche Vallelunga e Novella, da un lato, e Gallace dall’altro. Una frattura che ha portato a una vera e propria guerra di mafia con decine di omicidi commessi tra il 2009 e il 2011.

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