Salta al contenuto principale

'Ndrangheta, assoluzione per il senatore Aiello (Ap)

Decisione della Cassazione. «E' emozione intensa»

Calabria
Chiudi
Apri
Nella foto: 
Il senatore Piero Aiello
Tempo di lettura: 
2 minuti 32 secondi

CATANZARO - La Corte di Cassazione, sezione quinta, ha dichiarato inammissibile il ricorso del procuratore generale presso la Corte d’appello di Catanzaro contro la sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto emessa nei confronti del senatore Pietro Aiello. Lo rende noto il difensore del parlamentare, l’avvocato Nunzio Raimondi.

Aiello era accusato di voto di scambio con agevolazione della consorteria di 'ndrangheta dei Giampà di Lamezia Terme durante le elezioni regionali del 2010.

«È stata necessaria davvero una incrollabile fiducia nella giustizia - ha commentato Aiello dopo la lettura del dispositivo, avvenuta nella tarda serata di ieri - per arrivare, quantunque assai provato, al termine di questi tre gradi di giudizio. In questo momento, di intensa emozione per veder riconosciuta, ancora una volta, la mia totale estraneità ai fatti imprudentemente ascrittimi, il mio pensiero va alla mia famiglia, alla quale è stata inflitta un’umiliazione inqualificabile e che, pur tuttavia, con l’incoraggiamento e con tanto amore paziente mi ha sostenuto in tutto, ai miei amici ed ai miei elettori, i quali con il loro sostegno e la loro amicizia non mi hanno mai lasciato solo. Un pensiero riconoscente e grato rivolgo al mio difensore, il professore avvocato Nunzio Raimondi, il quale con grande professionalità e passione leonina, mi ha coperto con la sua toga intemerata, portandomi all’esito felice di questo lungo processo con dedizione ed umana partecipazione. Posso ora riprendere la mia strada di servizio alla mia comunità,agli ultimi e non protetti,guardando,con fiducia,al futuro».

«Il senatore Aiello - ha commentato Raimondi - è stato definitivamente assolto dalla più infamante delle accuse per un politico: esser sceso a patti con la criminalità».

«È stato questo - ha proseguito Raimondi - un processo nel quale la pubblica accusa ha esercitato in pieno le sue prerogative ed i rimedi previsti dalla legge, dapprima per chiedere l’arresto, ottenendo il rigetto delle proprie richieste complessivamente da parte di tredici giudici, dipoi nei giudizi di merito, dovendo prendere atto di due assoluzioni e, da ultimo, subendo un giudizio di inammissibilità del ricorso da parte dei giudici di legittimità, collezionando così il rigetto dell’ipotesi accusatoria, nei vari gradi di giudizio cautelare,di merito e di legittimità, da parte complessivamente di ventitré giudici. Orbene, se anche questa ultima decisione premia il non formale rispetto da parte del senatore Aiello per le leggi e per i giudici chiamati ad applicarle, rimane lo stupore per una così pervicace insistenza dell’organo d’accusa nel perseguire una persona perbene, completamente estranea ai fatti e sorge, quindi, legittimo l'interrogativo di chi debba ora rispondere di quattro anni di autentico calvario, giudiziario e mediatico, verso un uomo pubblico onesto, corretto e coraggioso».

«Penso - conclude Raimondi - che su questo aspetto occorra una seria riflessione pubblica che, aldilà di trionfalismi quotidianamente sbandierati da chi dovrebbe soltanto operare, nella discrezione e nel silenzio, come organo di giustizia, faccia comprendere al popolo, nel cui nome la giustizia è amministrata, il senso di tali indescrivibili ed interminabili sofferenze, inflitte a cittadini palesemente estranei a fatti di rilevanza penale».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?