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La 'ndrangheta e il centro immigrati di Isola Capo Rizzuto

Richiesta di parte civile da Misericordia e Comune

Calabria
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Nella foto: 
Un momento dell'operazione Jonny
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CROTONE - È iniziata questa mattina nell’aula bunker di Catanzaro l’udienza preliminare a carico dei 122 indagati coinvolti nell’inchiesta "Jonny" condotta dalla Dda di Catanzaro che ha svelato le infiltrazioni della 'ndrangheta nella gestione del Centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Isola Capo Rizzuto.

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Oggi, davanti al gup Carmela Tedesco, hanno chiesto di costituirsi parte civile le Misericordie di Calabria e Lucania, il Comune di Isola Capo Rizzuto e l’imprenditore Antonio Frustaglia. Il giudice renderà nota la sua decisione nella prossima udienza fissata per il 6 aprile. In quella data saranno formalizzate anche le richieste di rito abbreviato.

Gli imputati dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. Tra gli imputati figurano l’ex governatore della Misericordia di Isola e della Confraternita Interregionale della Calabria e Basilicata Leonardo Sacco ed il parroco del paese del crotonese don Edoardo Scordio.

L’operazione scattò all’alba del 15 maggio 2017, condotta dalle squadre Mobili di Catanzaro e Crotone, dai carabinieri del Ros e del Reparto operativo di Catanzaro e dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e della Compagnia di Crotone, con i rispettivi Comandi centrali, con il coordinamento del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, dell’aggiunto Vincenzo Luberto e dei pm Domenico Guarascio e Vincenzo Capomolla, che portò all’esecuzione di oltre un centinaio di fermi, tra i quali Sacco e don Scordio.

Dall’inchiesta è emerso come la cosca Arena fosse riuscita ad impossessarsi, in un decennio, di 36 milioni di euro sui 105 stanziati dallo Stato per l’assistenza ai migranti. Era soprattutto il servizio catering quello su cui gli Arena lucravano.

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