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Accuse di partite truccate tra Catanzaro e Avellino

La corte federale d'appello respinge il ricorso dell'accusa

Calabria
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ROMA - La Corte Federale d’Appello a sezioni unite ha respinto il ricorso del Procuratore federale contro la sentenza del Tribunale federale nazionale, che lo scorso 19 dicembre aveva prosciolto Catanzaro e Avellino e i sette tesserati delle due società nell’ambito del procedimento relativo alla gara del 5 maggio 2013 (LEGGI LA NOTIZIA DEL PROSCIOGLIMENTO).

Il tribunale lo scorso dicembre aveva disposto il proscioglimento di tutti i deferiti nell’ambito del procedimento relativo alla gara Catanzaro-Avellino disputata il 5 maggio 2013 (LEGGI LA NOTIZIA). Il Procuratore Federale aveva deferito i due club e sette tesserati delle due società per aver posto in essere atti diretti ad alterare il regolare svolgimento e il conseguente risultato finale del match valevole per la penultima giornata del Campionato di Lega Pro Girone ‘B’ della stagione sportiva 2012/13.

La Corte ha parzialmente accolto il ricorso di Francesco Cozza, all’epoca dei fatti allenatore del Catanzaro, avverso le sanzioni della squalifica per 9 mesi e l’ammenda di 11.900 euro, rideterminando la sanzione nella sola squalifica nei limiti del presofferto. 

«La decisione della Corte d’appello federale - commenta il presidente del Catanzaro, Floriano Noto - mette finalmente fine ad una vicenda che aveva tenuto in ansia i tifosi, anche se già nel giudizio di primo grado era emersa in maniera chiara l'estraneità del Catanzaro alle ipotesi di accusa. Abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia sportiva ed ora potremo guardare con maggiore serenità al futuro di una società che pone la serietà, la correttezza e il rispetto delle regole in cima alla propria scala di valori, nella consapevolezza che solo una gestione autorevole e affidabile può perseguire progetti sportivi solidi e ambiziosi».

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