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Scioglimento del Consiglio Comunale di Bovalino per mafia

Il Tar Lazio ribadisce la legittimità del provvedimento

Calabria
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La sede del comune di Bovalino
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ROMA - A distanza di oltre tre anni dallo scioglimento del Consiglio Comunale di Bovalino (LEGGI LA NOTIZIA) avvenuto nell'aprile del 2015 arriva la decisione del Tar Lazio sul ricorso presentato dall'ex sindaco Tommaso Mittiga.

Secondo i giudici amministrativi di primo grado la decisione assunta dal Governo e cristallizzata nel decreto del Presidente della Repubblica del 2 aprile 2015 con il quale è stato disposto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose è legittima.

Il Tar del Lazio, con una sentenza con la quale ha respinto un ricorso proposto dall’ex sindaco Tommaso Mittiga e dall’ex presidente del Consiglio comunale Francesco Signati, ha evidenziato come «il quadro indiziario emerso dagli accertamenti istruttori svolti è valutato come significativo di una gestione amministrativa poco lineare, rende ragionevolmente plausibile la conclusione per la quale l’attività dell’ente era, sia concretamente che potenzialmente anche per il futuro, permeata e permeabile a possibili ingerenze e pressioni da parte della criminalità organizzata».

Partendo dal fatto che il provvedimento di scioglimento «non è in alcun modo un provvedimento 'punitivo' o 'vessatorio' nei confronti degli amministratori o della popolazione ma solo un rimedio di ordine preventivo a tutela proprio dell’interesse pubblico a evitare radicamenti della malavita diffusa nel contesto territoriale», per i giudici amministrativi «ad essere stata correttamente stigmatizzata era la tendenza dell’attività degli organi politici a non porre in essere ciò che era loro compito nel dare luogo ad un’opera di vigilanza e controllo dell’apparato burocratico, al fine di evitare ingerenze da parte della criminalità organizzata».

Inoltre, il Tar sostiene che «è conclusione giurisprudenziale diffusa quella per la quale lo scioglimento è legittimo sia qualora sia riscontrato il coinvolgimento diretto degli organi di vertice politico-amministrativo, sia anche, più semplicemente, per l'inadeguatezza dello stesso vertice politico-amministrativo a svolgere i propri compiti di vigilanza e di verifica».

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