Salta al contenuto principale

Incandidabilità ex sindaco Mascaro, tutto da rivedere

Sul Comune di Lamezia l'accusa contesta l'accusa

Calabria
Chiudi
Apri
Nella foto: 
L'ex sindaco Paolo Mascaro in tribunale
Tempo di lettura: 
2 minuti 1 secondo

LAMEZIA TERME (CATANZARO) - L’accusa smentisce l’accusa. Il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello, Carlo Alessandro Modestino, ha infatti chiesto il rigetto del ricorso sia del ministero dell’Interno (LEGGI LA NOTIZIA DEL RICORSO) che della Procura della Repubblica di Lamezia (rappresentata dal procuratore Salvatore Curcio) relativamente al procedimento civile sulla richiesta di incandidabilità avanzata dal ministero contro l’ex sindaco Paolo Mascaro e contro gli ex consiglieri comunali Pasqualino Ruberto e Giuseppe Paladino, ritenuti dal ministero diretti responsabili dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose (scioglimento decretato il 27 novembre 2017).

Come si ricorderà, in primo grado, ad agosto scorso, il tribunale di Lamezia - sezione civile - ha rigettato la richiesta di incandidabilità nei confronti di Mascaro (LEGGI), accogliendo invece quella contro Ruberto e Paladino. La sentenza nei confronti di Mascaro è stata successivamente impugnata e quindi è stato proposto ricorso in appello dal ministero (rappresentato dall’Avvocatura dello Stato) e dalla Procura, come da Ruberto e Paladino.

In particolare, per il ministero e la Procura di Lamezia (che hanno chiesto l’annullamento della sentenza favorevole a Mascaro) la sentenza primo grado risulta «fortemente contraddittoria e manifestamente illogica». E questo perchè i giudici di primo grado hanno scritto nella sentenza che «appare emergere dagli atti la prova di un condizionamento dell'azione amministrativa dell'Amministrazione Comunale da parte della criminalità organizzata». E che «tale condizionamento – scrivono i giudici nella sentenza impugnata dall’accusa - appare provato sotto due specifici aspetti: quello della formazione del consenso elettorale e quindi dell'elezione dei componenti del Consiglio Comunale, e quello dell'imparzialità dell'azione amministrativa in senso tecnico».

E ancora: «Ampia e interferente in via diretta e mediata sull'azione amministrativa è la competenza del Consiglio Comunale, anche in materia di programmazione dell'azione amministrativa, di deliberazione in materia di spesa e di controllo politico dell'attività del sindaco e della Giunta, tanto da ritenere che, in concreto, l'infiltrazione mafiosa nel Consiglio (anche se con candidati originariamente d'opposizione), abbia comportato un concreto vulnus all'imparzialità dell'azione amministrativa».

Da ciò. dunque, è scaturito l’appello della procura della Repubblica e dell’Avvocatura dello Stato per i quali, dunque, il sindaco Mascaro sarebbe venuto meno al suo potere-dovere di vigilanza, indirizzo e controllo dell’operato della sua amministrazione. Esaminati, però gli atti per l’appello, il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello ha chiesto per Mascaro il rigetto del ricorso dell’Avvocatura dello Stato e della Procura. In Corte d’Appello l’udienza è stata fissata per il prossimo 22 novembre.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?