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'Ndrangheta a Bologna, confisca beni ad un cosentino

Lo Stato acquisisce un patrimonio da 400 mila euro

Calabria
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BOLOGNA - Ennesimo maxi confisca ad un presunto affiliato alla criminalità organizzata. La finanza ha infatti acquisito al patrimonio dello Stato beni per un valore di oltre 400.000. La confisca è stata effettuata a carico di Ciriaco Luigi Carrozzino, 32 anni, di Cosenza, ritenuto dagli investigatori uno degli 'uomini di fiducia' del boss della 'ndrangheta Nicola Femia.

Quest’ultimo, nel 2017 è stato condannato a 26 anni e 10 mesi per associazione mafiosa nell’ambito del processo Black Monkey (LEGGI LA NOTIZIA), è il boss che, in una telefonata intercettata, parlava dell’ipotesi di uccidere il giornalista Giovanni Tizian. Il provvedimento di confisca a carico di Carrozzino, emesso dalla Corte d’Appello di Bologna, riguarda un appartamento a Lido Adriano (Ravenna) e una Mercedes classe A, entrambi già sottoposti a sequestro preventivo.

Le attività investigative condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bologna hanno accertato, per il 32enne, «un tenore di vita del tutto incoerente rispetto alle sue capacità redditualì, attribuendo l'origine delle sue ricchezze 'alle attività criminali del clan'. Lo stesso Carrozzino, attualmente in regime di affidamento in prova ai servizi sociali, era stato condannato in via definitiva a 7 anni e 6 mesi. A suo carico - spiega una nota della Fiamme Gialle - era emerso un coinvolgimento sia in azioni intimidatorie ed estorsive per il recupero dei crediti illeciti, sia in ordine alla sua volontaria e consapevole intestazione fittizia di beni (fabbricati, società e autovetture) il cui reale 'dominus' era Nicola Femia».

Nel dispositivo, i Giudici della Corte hanno scritto che Carrozzino era «ritenuto uno degli uomini di fiducia della famiglia Femia nel campo del gioco online illegale e non aveva redditi fiscalmente denunciati fino al 2008, cominciando a dichiarare entrate d’impresa solo nel 2009 quando è divenuto l'apparente titolare di una ditta operante nel settore del gioco».

L’inchiesta Black Monkey, coordinata dalla Dda di Bologna, aveva fatto luce sulle modalità di infiltrazione della 'ndrangheta nel tessuto imprenditoriale emiliano-romagnolo, in particolare nel settore del gioco on-line illegale.

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