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Omicidio Giuseppe Cricrì, pene ridotte in appello

Per il figlio dell'ex amante si passa da 30 a 14 anni

Calabria
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Nella foto: 
L'auto carbonizzata di Cricrì
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1 minuto 7 secondi

GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

CATANZARO - La Corte d’Assise d’appello di Catanzaro ha inflitto 14 anni di reclusione ad Alfonsino Ciancio, di 29 anni, di Acquaro, accusato di avere partecipato all’omicidio dell’ex candidato a sindaco di Dinami, Giuseppe Damiano Cricrì, 48 anni, trovato carbonizzato nella sua auto il 21 ottobre 2013 (LEGGI LA NOTIZIA DEL RITROVAMENTO DEL CADAVERE).

La Corte, nel rideterminare la pena, ha escluso l’aggravante della premeditazione che era stata riconosciuta in primo grado dal gup di Vibo Valentia che aveva condannato Ciancio a 30 anni di reclusione (LEGGI LA NOTIZIA DELLA CONDANNA DI PRIMO GRADO).

L’aggravante è stata esclusa, nel corso della requisitoria, anche dal sostituto procuratore generale Luigi Maffia che aveva chiesto per Ciancio una pena a 18 anni di reclusione.

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DI GIUSEPPE DAMIANO CRICRÍ

Secondo l’accusa, ad uccidere Cricrì, con un colpo al volto, sarebbe stata la sua ex amante, Liberata Gallace, di 52 anni, madre di Ciancio, che avrebbe poi cercato di far sparire il corpo con l’aiuto del figlio e del nuovo compagno, Fiore D’Elia, di 64 anni.

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Un movente passionale, secondo gli inquirenti, quello che avrebbe portato la donna, che insieme a D’Elia è imputata in primo grado davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro, a uccidere Giuseppe Damiano Cricrì, reo di averla lasciata. Ciancio è difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Bruno Ganino.

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