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Omicidio Mary Cirillo, pena ridotta per il marito Giuseppe Pilato

In Appello annullato l'ergastolo e assoluzioni per reati minori

Calabria
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Nella foto: 
Giuseppe Pilato
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MONASTERACE - Riformata la sentenza di primo grado per Giuseppe Pilato, il 34enne di Monasterace unico imputato nel processo per la morte della propria moglie, Mary Cirillo, uccisa con due colpi di rivoltella, nella sua abitazione, il pomeriggio del 18 agosto del 2014 (LEGGI LA NOTIZIA DELL'OMICIDIO e LA RICOSTRUZIONE DELL'ACCADUTO).

Ieri, i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Reggio hanno inflitto a Pilato 26 anni di carcere. Lo stesso era stato condannato all’ergastolo nel giudizio di primo grado, concluso a novembre del 2016, davanti alla Corte d’Assise di Locri (LEGGI). Oltre al capo d’imputazione di omicidio, a Pilato venivano contestati altri reati, la violenza sessuale pluriaggravata e la detenzione illegale di una pistola. Per tutto ciò l’uomo è stato assolto.

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Così come è stata anche esclusa l’aggravante della premeditazione nell’uccisione della moglie. A Pilato gli sono state concesse le circostanze attenuanti generiche con giudizio di equivalenza sulle contestate e residue circostanze aggravanti. Prima della camera di consiglio, ha discusso la difesa dell’imputato che ha evidenziato le criticità della prima sentenza mettendo in luce anche le risultanze degli approfondimenti istruttori derivanti dal dibattimento di appello.

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E IL RACCONTO DI QUEI TRAGICI MOMENTI
CHE HANNO PORTATO ALLA MORTE DI MARY CIRILLO

L’avvocato Giuseppe Gervasi, uno dei legali del collegio difensivo dell’imputato, costituito anche dagli avvocati Antonio Mazzone e Marco Tullio Martino, ha insistito particolarmente sulla esclusione dell’aggravante della premeditazione evidenziando che la perizia medica collegiale della Corte, e tutte le acquisizioni processuali, soprattutto i messaggi scambiati tra Mary Cirillo e Pilato Giuseppe, hanno comprovato l’estemporaneità dell’azione omicidiaria, peraltro posta in essere in costanza di gravi patologie, per come dimostrato dalle varie perizie d’ufficio e da tutte le consulenze di parte. Difatti, anche la perizia disposta a suo tempo dalla Corte d’Assise d’Appello, ha confermato che il Pilato, al momento del fatto, soffriva di una forte patologia sebbene, la medesima, non abbia inciso sulla capacità di intendere e di volere (LEGGI LA NOTIZIA).

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