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Strage di Caraffa, per il Gip niente chiusura indagini

A 10 anni dal presunto suicidio di Tomaino ancora dubbi

Calabria
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Claudio Tomaino
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CARAFFA (CZ) - Il giallo si infittisce. Per la quinta volta, infatti, le indagini sul presunto suicidio (gennaio 2008) nel carcere di Viterbo di Claudio Tomaino devono proseguire.

Ancora una volta, infatti, il gip del Tribunale di Viterbo, Savina Poli, ha rigettato l'ennesima richiesta di archiviazione della Procura di Viterbo accogliendo invece l'opposizione alla richiesta di archiviazione (ancora una volta) degli avvocati Francesco Balsamo e Noemi Balsamo, legali di Cecilia Pane, la madre di Claudio Tomaino.

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Dopo oltre 10 anni non sono infatti ancora state chiarite le cause della morte del giovane lametino, così come che a uccidere quattro persone sia stato solo Tomaino. Secondo i legali della madre di Tomaino, il presunto suicidio nel carcere del giovane e il fatto che Tomaino abbia agito da solo per uccidere quattro persone, restano due casi a tutt'oggi irrisolti. Come si ricorderà, il 27 marzo 2006 in una zona di campagna di Caraffa, furono rinvenuti i corpi senza vita dell’infermiere Camillo Pane di Decollatura, della moglie, Annamaria, della figlia diciottenne, Maria, e del figlio ventenne, Eugenio.

Le vittime erano, rispettivamente, zii e cugini di Claudio Tomaino, ovvero di quel giovane lametino che avrebbe sparato per un movente legato ad un debito contratto e mai saldato allo zio, nell'ambito di un contesto di aste giudiziarie mai del tutto chiarito. E così dopo varie richieste di archiviazioni (e diversi rigetti) del pm di Viterbo sulla morte di Tomaino, dalla Procura di Catanzaro invece ancora nessuna risposta, nonostante il gip ha ordinato (l'ultima volta a marzo del 2017) al pm di Catanzaro di ascoltare tutti i testi “dimenticati” e, soprattutto, disponendo un'ispezione giudiziale, con la simulazione di una strage (il tutto entro sei mesi già ampiamente scaduti).

Il sospetto è che Tomaino avrebbe voluto coprire altre persone e per questo motivo – sostengono i legali della madre di Tomaino – emergerebbero forti dubbi sul suo suicidio, arrivando ad ipotizzare che Tomaino invece sarebbe stato ucciso in carcere per non rivelare i nomi di eventuali complici della strage del 2006. Una vicenda, quindi, con tanti punti oscuri anche perchè pochi giorni prima dell’udienza davanti la Corte d’assise di Catanzaro in cui avrebbe dovuto essere depositata la perizia psichiatrica su Tomaino che avrebbe determinato l’esito del processo, il giovane all'udienza non si presentò mai: si sarebbe tolto la vita soffocandosi in carcere perchè non reggeva il peso del senso di colpa per lo sterminio dei familiari. Ma dietro quel gesto folle potrebbe esserci ben altro. Accogliendo, ancora una volta, le richieste dei legali di Cecilia Pane, per il gip di Viterbo, che ha sciolto la riserva al termine dell'udienza del 23 novembre scorso, «appare necessario» svolgere ulteriori indagini.

In particolare, si dovranno comparare i profili genetici di cui si dispone con quello di Maria Cecilia Pane - per verificare se e quale di tali profili appartenza al Tomaino – nonché con quelli delle persone che, la mattina in cui è stato scoperto il decesso del detenuto, hanno avuto accesso nella sua cella (medici, infermieri, sottufficiali e agenti della polizia penitenziaria e un detenuto). Per il gip tale comparizione «può chiarire, infatti, definitivamente, se i profili non attribuibili al Tomaino siano proprio dei soccorritori, così come ipotizzato dal pm». Per il gip altri aspetti da chiarire riguardano la denuncia di un altro detenuto contro alcuni agenti relativa a un pestaggio ai danni di Tomaino nei giorni precedenti la sua morte.

Accertamenti da eseguire anche su una denuncia dello stesso detenuto in cui si afferma che «gli agenti in servizio avevano stranamente chiuso tutte le porte blindate prima del tempo». E per dissipare ogni dubbio per il gip «è necessario che il consulente del pm chiarisca, laddove lo abbia verificato, quale fosse la concentrazione di gas butano rilevata nei reperti prelevati dal cadavere di Tomaino e se fosse sufficiente a determinare la morte per asfissia». E che il pm risenta il proprio consulente medico – legale «per chiarire come, in presenza di una morta per asfissia da intossicazione da gas butano, possano spiegarsi le copiose tracce ematiche presenti sulle federe e sui lenzuoli del Tomaino».

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