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Lo Stato condannato a risarcire il boss Luigi Mancuso per "l'ingiustificata lunghezza del processo"

Calabria
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Luigi Mancuso
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Lo Stato Italiano condannato a risarcire un boss della 'ndrangheta. Questa la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Salerno che ha accolto la domanda proposta dai difensori di Luigi Mancuso, gli avvocati Francesco Sabatino e Antonio Pasqua, con la quale veniva chiesto il risarcimento per la irragionevole durata del processo (la cosiddetta Legge Pinto) rispetto allo svolgimento del noto Processo Genesi che aveva portato alla sbarra numerosi imputati ritenuti a vario titolo di far parte del clan Mancuso e di altre cosche satelliti.

Pertanto il Ministero della Giustizia viene condannato al pagamento in favore di Luigi Mancuso della somma di 5.500 euro.

Una somma irrisoria, vero, ma che fa capo ad una sintomatica sofferenza del processo penale in Italia. In particolare la Corte d’Appello di Salerno ha riconosciuto il superamento del termine ragionevole di durata del processo stabilito in tre anni, mentre com’è noto il Processo Genesi, conclusosi peraltro con numerose assoluzioni, è durato ben 14 anni, 4 mesi e 27 giorni (considerando la sentenza di primo grado) e dunque la Corte ha accertato, sia pure in presenza di un processo complesso, un ritardo di ben 11 anni, 4 mesi e 27 giorni.

I Giudici di Salerno hanno pertanto stabilito in via equitativa un indennizzo pari a 500 euro per ogni anno o frazione semestrale di anno eccedente il termine ragione di durata del processo, giungendo pertanto alla somma di 5.500 euro. Anche se la Corte d’Appello ha statuito una somma che può apparire contenuta, questa prima decisione potrebbe determinare l’instaurazione di numerosissimi giudizi; se si considera che il Processo ha visto imputati 40 soggetti (per alcuni si è svolto anche il giudizio di appello con ulteriore ritardo nella definizione del giudizio) il Ministero potrebbe arrivare a pagare una somma di oltre 200.000 euro.

Il boss Luigi Mancuso è ritenuto dagli inquirenti ai vertici dell’omonimo clan di Limbadi; attualmente è libero dopo un lungo periodo di irreperibilità conclusosi il 12 agosto 2017 a Nicotera con il suo arresto per violazione della misura di prevenzione; anche questa vicenda processuale ha avuto un esito ampiamente favorevole per la difesa poiché il Mancuso è stato assolto da ogni violazione della misura di prevenzione.

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