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Operazione "Reventinum", fermati interrogati dal Gip

Solo alcuni hanno deciso di rispondere alle domande

Calabria
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La conferenza stampa per l'operazione
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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Sono comparsi davanti al gip di Lamezia, Rossella Prignani, i dodici fermati nell’ambito dell’operazione Reventinum accusati dalla Dda, a vario titolo, di estorsione, sequestro di persona, violenza privata, danneggiamento a seguito di incendio, detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

Alcuni indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre altri hanno risposto al gip tra cui Pino Scalise (difeso dagli avvocati Piero Chiodo e Antonio Larussa) negando ogni contestazione (tra cui il sequestro di persona nei confronti dell’avvocato Francesco Pagliuso).

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I difensori di Pino Scalise hanno chiesto la nullità del provvedimento di fermo e dell’interrogatorio di garanzia chiedendo la scarcerazione del proprio assistito sostenendo di non aver ricevuto in tempo il provvedimento di fermo. A difendere gli indagati anche gli avvocati Lucio Canzoniere (legale di Andrea Scalzo), Rolando Chiodo (difensore di Salvatore Mingoia).

Il gip si è riservata la decisione di convalida o meno dei fermi disposti dalla Dda ed eseguiti dai carabinieri le cui indagini avrebbero consentito di delineare gli assetti storici e attuali, nonché gli interessi criminali di due distinte e contrapposte cosche, quella degli Scalise e quella dei Mezzatesta, derivanti – secondo gli inquirenti - dalla scissione del gruppo storico della montagna, nell’area del Reventino, compresa tra i comuni di Soveria Mannelli, Decollatura, Platania, Serrastretta e territori limitrofi.

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