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'Ndrangheta, in Appello oltre 130 anni di carcere al clan Patania

Si rafforzano le accuse dell'operazione Romanzo Criminale

Calabria
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Il tribunale di Catanzaro
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - La Corte d'Appello di Catanzaro ha condannato 12 persone appartenenti alla famiglia Patania, operante nel territorio di Stefanaconi, con le accuse a vario titolo di associazione mafiosa, armi, usura ed estorsione. Rispetto al primo grado sono state inflitte quattro condanne in più e confermate le restanti, compresa quella del collaboratore di giustizia Nicola Figliuzzi a 4 anni e sei mesi per concorso esterno nel sodalizio criminale.

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Gli altri sono Giuseppina Iacopetta, vedova del boss Fortunato Patania, condannata a 14 anni e i figli Saverio (15 anni); Salvatore (15 anni); Giuseppe (16 anni), Patania (12 anni) e Bruno Patania (9 anni). Quest'ultimo in primo grado era stato assolto. Condanna anche per Andrea Patania (cugino dei cinque fratelli) a 9 anni, mentre ad un'altra cugina, Caterina Caglioti, è stata inflitta una pena di 12 anni. Cristian Loielo ha incassato una condanna 10 anni di reclusione così come Alessandro Bartalotta e Francesco Lopreiato.

In tutto 136 anni di carcere. Loielo, Figliuzzi, Bruno Patania e Lopreiato erano stati assolti in primo grado dal Tribunale di Vibo Valentia (LEGGI LA NOTIZIA SULLA SENTENZA DI PRIMO GRADO). La Corte d'Appello ha poi decretato il non luogo a procedere per Cosimo Caglioti (13 anni la condanna in primo grado), in quanto si è suicidato in carcere il 23 maggio dello scorso anno. La Procura aveva presentato le proprie richieste di pena in forma scritta, in poco più di 200 pagine, in cui si ripercorreva, oltre al dibattimento d'Appello, la storia della faida nata il 16 settembre del 2011 con l'omicidio dell'agricoltore di Piscopio Michele Mario Fiorillo ad opera del clan di Stefanaconi cui seguì la rappresaglia dei piscopisani con l'uccisione, appena 24 ore dopo, del capofamiglia Fortunato Patania.

Vi fu, quindi, la mobilitazione totale del gruppo che in poco più di sei mesi riuscì a decimare i rivali potendo contare anche sulle parentele al di fuori dei confini del paese, come i fratelli Caglioti. Quindi, nel novembre del 2012, gli arresti della Dda. Gli imputati di questo processo dovevano rispondere solo del reato associativo in quanto il filone degli omicidi ha seguito un altro percorso processuale.

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