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Faida di Mileto, sei persone rinviate a giudizio

Accusate a vario titolo di omicidio e favoreggiamento

Calabria
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Il tribunale distrettuale di Catanzaro
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

MILETO (VIBO VALENTIA) - TUTTI a processo, in Corte d'Assise, a Catanzaro, il prossimo 20 giugno.

Questa la decisione del gup distrettuale Giacinta Santaniello nei confronti delle sei persone indagate nella faida di Mileto avvenuta tra luglio e agosto del 2013 (operazione “Miletos”): Giuseppe Corigliano, 81 anni (difeso dagli avvocati Aldo Currà e Franco Crupi); Vincenzo Corso, detto “Enzo”, 45 anni (avv. Salvatore Staiano e Gianfranco Giunta); Gaetano Elia, 51 anni (avv. Giuseppe Iannello e Francesco Muzzopappa); Rocco Iannello 44 anni (avv. Giuseppe Di Renzo e Mario Santambrogio); Giuseppe Ventrice 42 anni (avv. Giancarlo Pittelli e Michelangelo Miceli); Francesco Mesiano, detto “Franco” 46 anni (avvocati Francesco Calabrese e Miceli).

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Allo stesso tempo, il magistrato dell'udienza preliminare ha stralciato, in attesa di essere definite, le posizioni di altri tre indagati. Si tratta di Domenico Iannello e dei cugini Salvatore e Pasquale Pititto, gli ultimi due già detenuti per l’operazione antidroga “Stammer”.

Andando nello specifico delle accuse, Francesco Mesiano deve rispondere di estorsione, in quanto, unitamente a Giuseppe Mesiano (poi vittima del primo omicidio della faida) (LEGGI LA NOTIZIA DELLA SUA MORTE), nel prospettare a Giuseppe Antonio Corigliano il danneggiamento o l'incendio del market a Santa Domenica di Ricadi, avrebbe costretto quest'ultimo a pagare a titolo di tangente per la mancata vendita del pane da parte del panificio “F.lli Mesiano” e quale condizione per il sereno svolgimento della propria attività, una somma imprecisata di denaro.

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SULL'OMICIDIO DI GIUSEPPE MESIANO

Sempre Mesiano, ma insieme a Rocco Iannello, è accusato, il primo in qualità di mandante, il secondo quale esecutore, di aver dato fuoco al portone dell'abitazione della famiglia Corigliano la quale si era opposta alle richieste estorsive. Ancora Mesiano deve rispondere di minacce rivolte a Marianna Ventrici, moglie di Giuseppe Corigliano, e finalizzate a estromettere questi ultimi dai terreni di campagna altrimenti avrebbe ammazzato il marito; allo stesso tempo, avrebbe cercato di investire la donna utilizzando un furgone.

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DI ANGELO ANTONIO CORIGLIANO

Giuseppe Corigliano è poi accusato di omicidio commesso in concorso col defunto figlio Angelo Antonio ai danni di Giuseppe Mesiano, il 17 luglio del 2013 a Mileto a colpi di pistola. Un delitto ritenuto premeditato in quanto fu in risposta all'incendio del portone.

Ventrice ed Elia sono chiamati a rispondere di favoreggiamento personale poiché, dopo l'uccisione di Mesiano, avrebbero aiutato gli autori del fatto ad eludere le investigazioni, asportando le registrazioni contenute nel Dvr dell'impianto di videosorveglianza ubicato presso l'esercizio commerciale sito a Mileto (che inquadrava il transito di soggetti diretti verso località “Pigno”, quindi l'abitazione della vittima) e poi distruggendo i filmati acquisiti ed omettendo di consegnarli ai carabinieri.

All'uccisione di Giuseppe Mesiano seguì, per rappresaglia, quella di Angelo Corigliano, poco più di un mese dopo: il 19 agosto in pieno centro cittadino a Mileto (LEGGI LA NOTIZIA DELLA SUA MORTE). 

Per quanto riguarda la morte di Corigliano sono accusati a vario titolo, con l'ulteriore aggravante della premeditazione, Corso, Elia, Mesiano e Ventrice.

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