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Operazione Black Money, motivazioni della Cassazione

Fondamentali le dichiarazioni del collaboratore

Calabria
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Un momento dell'operazione
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Sono state depositate dalla Cassazione, dopo un'attesa di ben 15 mesi, le motivazioni della sentenza del processo antimafia "Black Money", contro il clan Mancuso di Limbadi. Era il 20 febbraio del 2018 quando gli “ermellini” sancivano la conclusione processuale della vicenda con la conferma del vincolo associativo mafioso per almeno un imputato che ha portato l’accusa a reggere anche davanti ai giudici di legittimità nel periodo successivo al 2003 e fino al 2013, vale a dire dopo l’operazione “Dinasty” e prima del blitz di “Black money", del mese di marzo di sei anni fa.

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La sentenza della Cassazione era stata pronunciata a febbraio del 2018 ed aveva portato alla condanna di alcuni esponenti del sodalizio criminale, confermando l'esistenza del vincolo mafioso. Altre condanne avevano invece riguardato diversi reati fine tra i quali l'usura e la detenzione delle armi con l'aggravante delle modalità mafiose. Per altri imputati, gli "ermellini" avevano annullato con rinvio alla Corte d'Appello la sentenza di secondo grado per i reati di associazione a delinquere semplice ed altre contestazioni.

In ordine al reato associativo mafioso, per quanto concerne la figura di Mario D'Aloi (8 anni, 6 mesi e 20 giorni), unico condannato per tale contestazione, la Cassazione ha preso in considerazione le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Eugenio William Polito ritenuto attendibile nei vari gradi di giudizio.

Nei confronti dell'imputato si è registrato però un annullamento con rinvio per alcuni reati legati alle armi e quindi un nuovo esame in ordine alla rideterminazione della pena. Annullamento con rinvio per lo stesso motivo anche per Antonio Pantano, nativo di San Calogero ma residente a Santa Maria di Ricadi, condannato in appello a 2 anni e 10 mesi, anch'egli per reati legati alle armi ma assolto dall’accusa di 416 bis. Altro annullamento con rinvio, anche in questo caso per la sola rideterminazione della pena a carico di Orazio Cicerone di Limbadi che in secondo grado si era visto infliggere una pena di 5 anni e 4 mesi.

Nuovo processo per l’accusa di associazione a delinquere semplice per Ercole Palasciano, commercialista di Catanzaro (condannato in Appello a un anno e 4 mesi); Francesco L’Abbate, avvocato di Reggio Calabria, e Domenico Musarella, di Campo Calabro, (per entrambi 6 mesi in Appello). Annullata con rinvio anche l’accusa di associazione mafiosa per Antonio Cuturello, di Nicotera, mentre era stata confermata la responsabilità per i reati concernenti le armi. In appello Cuturello era stato condannato 5 anni e 6 mesi.

La Cassazione aveva poi confermato le accuse a carico di Fabio Costantino, di Comerconi, frazione di Nicotera (5 anni e 6 mesi, ma già assolto in Appello dall’associazione mafiosa); e Giuseppe Costantino (cl. ’66), di Nicotera ma residente a Vibo Valentia (6 anni, 4 mesi e 20 giorni per usura, anch’egli assolto dal reato associativo mafioso); stessa sorte per Francesco Tavella, di Porto Salvo (5 anni e 5 mesi).

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