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Operazione Dirty soccer, assolti Galantucci e Iannazzo

Erano accusati di aver truccato la partita Scalea-Castrovillari

Calabria
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Il Tribunale di Cosenza
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IL fatto non sussiste. È con questa motivazione che, ieri, il Tribunale di Cosenza ha assolto dall'accusa di frode sportiva l'ex calciatore rossoblù Alessio Galantucci e Pietro Iannazzo, considerato un esponente dell'omonimo clan di Lamezia e condannato in primo e secondo grado al processo antimafia “Andromeda”.

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I due erano coinvolti nell'inchiesta “Dirty soccer”, la maxi-inchiesta della Dda di Catanzaro su calcioscommesse e partite truccate che, in origine, vedeva indagate 84 persone sospettate di aver manipolato i risultati di diversi incontri, dalla serie B fino ai dilettanti. Proprio la presenza di Iannazzo nella vicenda giudiziaria, aveva fatto scattare l'aggravante mafiosa, poi decaduta insieme all'ipotesi di associazione a delinquere.

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Il processo per Galantucci e Iannazzo ha riguardato la presunta combine della partita tra lo Scalea e il Castrovillari del 28 marzo 2015, valida per il campionato di Eccellenza e terminata 3 a 0 per la squadra tirrenica. Il sospetto era che all'esito dell'incontro fosse interessato anche il cosentino Riccardo Petrucci, all'epoca allenatore di un Sambiase impelagato nella lotta salvezza.

La sua squadra avrebbe dovuto incontrare il Gallico-Catona, le cui velleità da play-off sarebbero tramontate proprio in caso di vittoria dello Scalea. Petrucci avrebbe contattato Galantucci, in quel periodo al Castrovillari, con l'intento di combinare la partita in un verso sfavorevole ai lupi del Pollino.

Al riguardo, c'era una telefonata intercettata tra lo stesso Petrucci e Iannazzo in cui si fa riferimento alla vicenda, ma questo indizio era stato già ritenuto insufficiente e privo di riscontri dal Tribunale federale che, nel 2017, ha assolto Galantucci – difeso dall'avvocato Piero Perri – dall'accusa di illecito sportivo. Una sentenza che ha di certo influito sul verdetto di ieri tant'é che, durante la requisitoria, anche la Procura cosentina si è associata alle tesi dei difensori di Galantucci (l'avvocato Giuseppe Perri) e Iannazzo (l’avvocato Renzo Andricciola) chiedendo l'assoluzione dei due imputati.

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