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Quinta Bolgia, la Cassazione demolisce le accuse a Galati

Ecco i motivi dell'annullamento della misura all'ex parlamentare

Calabria
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Pino Galati

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Pino Galati
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LAMEZIA TERME – La Cassazione demolisce le accuse nei confronti dell'ex parlamentare Giuseppe Galati nell'ambito dell'operazione Quinta Bolgia (LEGGI LA NOTIZIA DELL'OPERAZIONE).

“Le intercettazioni telefoniche allo stato sono del tutto inutilizzabili poiché Galati all'epoca dei fatti era membro del parlamento nazionale e doveva essere richiesta l'autorizzazione”. Il tribunale del Riesame di Catanzaro (riqualificando il presunto abuso d’ufficio in tentato abuso d’ufficio), come si ricorderà, sostituì la misura degli arresti domiciliari con il divieto di recarsi in Calabria (LE MOTIVAZIONI DEL RIESAME SU GALATI).

A marzo scorso la Cassazione aveva annullato senza rinvio anche il divieto di recarsi in Calabria per l'ex parlamentare Giuseppe Galati, annullando quindi senza rinvio l'ordinanza del gip (LEGGI LA NOTIZIA).

Ora la Cassazione ha depositato i motivi della decisione su Galati che rimase coinvolto nell'operazione “Quinta bolgia” che fece scattare, a novembre 2018, 22 ordinanze di custodia cautelare (fra carcere e domiciliari) su richiesta della Dda nei confonti di politici, imprenditori ritenuti di riferimento della cosca Iannazzo - Cannizzaro- Daponte, dirigenti dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro e dipendenti delle ditte Putrino e Rocca operanti nei servizi sanitari e onoranze funebri. La Cassazione, inoltre, parla di "infondatezza dell'ipotesi d'accusa”. E che “non risulta che il Galati abbia fatto nulla di più del mettere in contatto le parti interessate”.

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E ancora: “non vi sono elementi che consentano di andare oltre la mera congettura”, rimarcando che “la totale esclusione della gravità indiziaria per fatti penalmente rilevanti comporta l'annullamento senza rinvio dell'ordinanza”. Come si ricorderà, l’ex parlamentare (difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Salvatore Cerra), in concorso con il consigliere comunale Luigi Muraca, sarebbe intervenuto sul direttore amministrativo dell'Asp di Catanzaro, Giuseppe Pugliese (all’epoca dei fatti) in virtù dei rapporti esistenti tra Galati e Pugliese anche connessi al precedente conferimento dell'incarico dirigenziale a Pugliese, per l’affidamento del servizio ambulanza da parte dell'Asp di Catanzaro al gruppo imprenditoriale ‘ndranghetistico Putrino (per gli inquirenti facente capo al gruppo Iannazzo-Cannizzaro-Daponte).

Il ruolo dell’ex parlamentare Giuseppe Galati emerge, in particolare, nella gara per le ambulanze del 118. L’ultima gara d’appalto regolarmente bandita e aggiudicata risale all'anno 2009, allorquando con delibera di aggiudicazione il servizio viene affidato un anno alla società Croce Rosa "La Pietà" di Putrino, società che continuerà ad essere affidataria del servizio fino al 13 ottobre 2017 (data in cui viene raggiunta dall'interdittiva antimafia). Dall’inchiesta sarebbe emersa la volontà del gruppo Putrino di aggiudicarsi a tutti i costi la gara in questione e si spinge fino all'avvicinamento dei funzionari dell'Azienda Provinciale Sanitaria per cercare di avvantaggiarsi sui Rocca e sugli altri concorrenti. 

A Galati, successivamente, alla notifica dell'avviso conclusioni indagini (aprile scorso) la Dda ha contestato anche di essere stato il politico di riferimento a disposizione dei membri della cosca confederata Iannazzo - Cannizzaro- Daponte, in cui è inserito il sottogruppo 'ndranghetistico Putrino». Per la Dda Galati (dal 2004 al 2015) si sarebbe attivato per l'assegnazione di gare, appalti o posti di lavoro «soprattutto nel campo sanitario ma anche presso la Sacal, società deputata alla gestione dell'area aeroportuale di Lamezia Terme, in cambio del costante impegno elettorale da parte degli esponenti della cosca a procurare più voti possibili ai fini dell'elezione».

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