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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Anche l’avvocato Giovanni Scaramuzzino è stato assolto (in appello) per l’incontro elettorale che si sarebbe tenuto fra il senatore Piero Aiello e gli esponenti della cosca Giampà.

Aiello è stato assolto in primo, secondo grado e in Cassazione, per l’avvocato Giovanni Scaramuzzino, invece, per la stessa vicenda (uno stralcio del processo Perseo) in primo grado giunse la condanna a 2 anni e 3 mesi pronunciata del tribunale di Lamezia a luglio del 2017. Ma ora in appello è stato assolto (perchè il fatto non sussiste) anche l’avvocato Giovanni Scaramuzzino (difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Francesco Siracusano) accusato di aver organizzato un incontro elettorale (relativamente alle elezioni regionali del 2010) fra il senatore Aiello e gli esponenti del clan Giampà poi “gole profonde” della potente cosca lametina (Giuseppe Giampà e Saverio Cappello).

L’avvocato Giovanni “Chicco” Scaramuzzino, finì a processo per voto di scambio aggravato dalle finalità mafiose in concorso con il senatore Piero Aiello, giudicato con l’abbreviato e già assolto in primo grado (ottobre 2015), in appello (novembre 2016) e in Cassazione (novembre 2017) mentre Scaramuzzino fu processato con il rito ordinario davanti il Tribunale di Lamezia che lo condannò, ma ora i giudici di secondo grado lo hanno assolto. A tirare in ballo Aiello e Scaramuzzino erano stati, in particolare, due collaboratori di giustizia: l’ex boss Giuseppe Giampà e Saverio Cappello che sostennero di aver incontrato il politico prima della elezioni regionali del 2010.

L’incontro, stando alle dichiarazioni dei pentiti, sarebbe stato organizzato da Scaramuzzino e avvenuto nello studio dell’avvocato. I collaboratori, emerge dai fascicoli dell’inchiesta, raccontarono che l’attuale senatore venne loro “raccomandato” per trovargli più voti possibile. In cambio, una volta eletto, si sarebbe messo a loro disposizione per l’aggiudicazione di appalti. Secondo i magistrati antimafia l’incontro avrebbe permesso al senatore di ottenere, alle regionali del 2010, gran parte di quelle 10.400 preferenze che lo avevano fatto risultare il sesto tra gli eletti del Pdl.

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