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TORINO – La Corte d’Appello di Torino ha confermato le 11 condanne comminate in primo grado al processo Geenna, sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. La pena più alta è per Bruno Nirta, condannato a 12 anni, 7 mesi e 20 giorni. Per la Dda di Torino era lui a svolgere ruoli di promozione, direzione e organizzazione all’interno del Locale ‘ndranghetista valdostano.

Confermate, fra la altre, le condanne per Marco Fabrizio Di Donato (9 anni) per il fratello Roberto Alex e per Francesco Mammoliti (5 anni e 4 mesi) e per l’avvocato penalista torinese Carlo Maria Romeo (4 anni e 6 mesi).

L’indagine, che risale al 2014, ha dimostrato l’esistenza di una cosca locale riconducibile alla cosca Nirta-Scalzone di San Luca (Rc), capeggiata da Marco Fabrizio Di Donato e composta, fra gli altri, da Bruno Nirta e Antonio Raso, attivi con ruoli di promotori e organizzatori.

Per gli inquirenti, l’organizzazione criminale sarebbe riuscita a infiltrarsi nella politica, come provato dalla partecipazione al sodalizio, nelle vesti di concorrenti esterni, di alcuni amministratori locali valdostani.

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