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Scacco ad holding della cosca vibonese, 20 arresti

Nel Lazio sostegno a un consigliere regionale

Calabria
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VIBO VALENTIA - E' scattata alle prime ore dell’alba una vasta operazione antimafia in provincia di Vibo Valentia. Gli ordini di arresto firmati dal gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda sono 20 e le ordinanze interessano anche le province di Milano, Roma e Bologna. Ad operare gli arresti i carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia in collaborazione con i militari dell’Arma di Bologna, Roma e Milano. Fra gli arrestati ci sono diversi imprenditori, tanto che la Guardia di Finanza sta dando esecuzione anche ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal pm della Dda Bruni nei confronti di 19 aziende e 25 persone fisiche, col sequestro di 45 immobili – terreni, fabbricati, appartamenti e pertinenze – tra cui 2 bar in pieno centro a Roma e conti correnti riconducibili ai destinatari del provvedimento, il cui valore complessivo ammonta a circa 40 milioni di euro. Gli arresti interessano il clan Tripodi di Porto Salvo e Vibo Marina il quale ha interessi anche fuori regione. 

IL SOSTEGNO AL CONSIGLIERE LAZIALE - Fra le contestazioni mosse dalla Dda al clan Tripodi di Vibo Valentia (operante in particolare nelle frazioni di Porto Salvo e Vibo Marina, ma anche fuori regione) vi è anche il tentativo di acquisire appalti pubblici nel Lazio attraverso il promesso sostegno elettorale ad un candidato (non indagato) alle elezioni del Consiglio Regionale del Lazio 2010. Tale candidato è risultato poi eletto. Si tratta dell'esponente calabrese di Idv Maruccio, ma contro di lui non risultano elementi di prova. 

I CONTATTI COL FONDATORE DELLA LOGGIA - Secondo gli investigatori, uno degli arrestati, il titolare della società Edil Sud, Francesco Comerci, di 37 anni, sarebbe stato in contatto con Paolo Coraci, residente a Roma e fondatore di una loggia massonica e del movimento politico “Liberi e Forti". Per l’accusa, nel 2010 Comerci avrebbe partecipato ad una cena elettorale per sostenere la candidatura al consiglio regionale del Lazio di Raffaele D’Ambrosio. In quella circostanza, sempre secondo l’accusa, Coraci avrebbe chiesto a Comerci il sostegno elettorale in favore di D’Ambrosio in cambio di appalti nel Lazio. Nè D’Ambrosio nè Coraci sono indagati.

Nel Lazio il clan Tripodi aveva infatti pensato di estendere i propri «affari» e le proprie attività imprenditoriali. 

INTERESSI ECONOMICI IN DIVERSE REGIONI - L’inchiesta denominata in un primo tempo «Atlantide» ed ora sfociata nell’operazione congiunta dei carabinieri e della Guardia di Finanza di Vibo Valentia denominata «Libra», conclude una complessa e prolungata attività investigativa, che ha permesso di accertare l’operatività della cosca «Tripodi», non ancora riconosciuta giudizialmente, ricostruendone le attività illecite nell’arco temporale 2006 – 2012, oltre alle dinamiche interne ed esterne, nonchè i variegati interessi economici in diverse Regioni. Associazione mafiosa, usura, trasferimento fraudolento di valori, estorsioni, frode nelle pubbliche forniture e detenzione di armi i reati, a vario titolo, contestati. L’infiltrazione nei lavori pubblici della cosca Tripodi – ritenuta una vera e propria holding della 'ndrangheta - riguarda in particolare il settore dell’edilizia lungo a fascia costiera del Vibonese ed in altre zone d’Italia. L'operazione, oltre Vibo Valentia, interessa pure Brescia, Padova, Verona, Milano, Roma e Bologna. Il reato di usura sarebbe stato accertato nei confronti di un commerciante di autovetture vibonese, divenuto poi un testimone di giustizia che si trova attualmente sottoposto a programma di protezione.

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