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Truffa all'Arcea, 8 ordinanze cautelari nel Reggino

I boss della 'ndrangheta incassavano contributi in carcere

Calabria
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REGGIO CALABRIA - Un’operazione del Comando carabinieri per la Tutela agroalimentare, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, e finalizzata all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di otto persone (i nomi in fondo all'articolo) è stata eseguita in provincia di Reggio Calabria.

L’accusa nei loro confronti è di associazione per delinquere e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, aggravate dalla finalità di agevolare le consorterie mafiose. Le persone coinvolte sarebbero state sostenute dalla complicità di incaricati di pubblico servizio, ai quali pure è stato contestato il reato associativo. 

Nell'ambito dell'indagine, i carabinieri hanno accertato, secondo quanto riferisce una nota stampa, che nel periodo compreso tra il 2010 e il 2018 alcuni degli indagati, considerati appartenenti o contigui alle cosche della 'ndrangheta reggina, in particolare la cosca Gallico di Palmi, la cosca Alvaro di Sinopoli, la cosca Laganà-Caia di Seminara e la cosca Lo Giudice di Reggio Calabria, hanno beneficiato di contributi economici da parte dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura della Regione Calabria (Arcea), per un ammontare di alcune centinaia di migliaia di euro, attestando falsamente lo svolgimento di attività imprenditoriali e il possesso dei requisiti soggettivi previsti dalla normativa vigente.


 

Secondo quanto emerso dalle indagini, «gli indebiti percettori, evidentemente privi dei requisitivi soggettivi poiché gravati da misure di prevenzione personale o condannati per delitti di criminalità organizzata, grazie alla complicità e al sistematico contributo degli incaricati di pubblico servizio operanti per conto del consorzio olivicolo “Conasco”, dissimulavano il proprio stato carcerario, una di essi, Teresa Gallico, in regime detentivo speciale ex art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario, in modo da proporsi all’organismo pagatore della Regione Calabria, Arcea, in qualità di imprenditori agricoli in attività».

Diverse le anomalie, di carattere formale e sostanziale, riscontrate e «afferenti la trattazione delle domande di accesso ai contributi ovvero la soppressione di documenti che, per legge, avrebbero dovuto essere custoditi dagli stessi incaricati di pubblico servizio».

In particolare, sarebbe stato dimostrato «come gli operatori del centro di assistenza agricola, già “Copagri 102” di Reggio Calabria, riconducibile al consorzio olivicolo, delegati a formare e trasmettere elettronicamente all’Arcea le istanze di pagamento avanzate dagli arrestati, fossero perfettamente a conoscenza dello stato detentivo dei richiedenti. A titolo esemplificativo, l’indagata Teresa Gallico, sebbene detenuta dal 2010 a seguito dell’operazione “Cosa Mia”, ha percepito ininterrottamente contributi per complessivi 59.000 euro in qualità di titolare di un’impresa individuale di fatto inattiva da poco tempo dopo il suo arresto, proprio grazie alla complicità dei dipendenti della Conasco, che hanno attestato falsamente la presentazione della domanda da parte dell’interessata e intenzionalmente omesso di informare l’organismo pagatore del suo stato detentivo».

Inoltre, «gli accertamenti bancari hanno consentito di appurare che parte dei proventi venivano indirizzati al pagamento degli onorari dei difensori di Domenico Gallico, pluriergastolano al vertice della cosca omonima. Nel medesimo contesto, la Conasco Scarl è stata sottoposta alla misura cautelare dell’interdizione dall’esercizio dell’attività di assistenza agricola e sono stati eseguiti sequestri per equivalente delle occorrenze finanziarie degli indagati per una somma complessiva di oltre 220.000 euro. L’indagine, in sintesi, ha individuato e consentito di contrastare significativamente un ambito di interesse della ‘ndrangheta particolarmente insidioso per il fisiologico svolgersi del settore agroalimentare ed emblematico delle modalità dell’acquisizione di consensi attraverso un patologico indirizzo delle pubbliche risorse».

I nomi delle persone coinvolte:

Custodia in carcere

  1. GALLICO Teresa, cl. 1948
  2. GALLICO Carmelo, cl. 1963
  3. GANGEMI Demetrio Giuseppe, cl. 1969
  4. LAGANÀ Domenico, cl. 1971

Arresti domiciliari

  1. CAMBARERI Domenico, cl. 1977
  2. CURATOLA Maria, cl. 1958
  3. CURATOLA Elvira Pierina, cl. 1954

Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria

  1. CICCIÙ Caterina, cl. 1974.

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