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Omicidio Francesco Rosso, arrestate due persone

Si ritiene siano i presunti mandanti dell'assassinio

Calabria
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La conferenza stampa sull'arresto
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SELLIA MARINA  (CATANZARO) - Alle prime ore del mattino i militari della Compagnia Carabinieri di Sellia Marina, nell’ambito dell’operazione denominata “Quinto Comandamento”, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, con cui è stata fatta piena luce sul delitto del giovane macellaio Francesco Rosso, ucciso a colpi di pistola il 14 aprile del 2015  (LEGGI LA NOTIZIA), all’interno della sua macelleria a Simeri Mare con tre colpi di pistola al viso ed al torace e per il quale lo scorso settembre sono finiti in manette Danilo Monti (classe ‘91), Gregorio Procopio (classe '62), Antonio Procopio (classe '87) e Vincenzo Sculco (classe '88), accusati di essere gli esecutori materiali del delitto (LEGGI LA NOTIZIA).


 

Stamattina, grazie alle indagini dirette dalla Procura di Catanzaro e condotte dai carabinieri della Compagnia dei Carabinieri di Sellia Marina, a finire in manette sono stati i presunti mandanti: l’imprenditore Evangelista Russo, di 70 anni, ed il suo dipendente 41enne, Francesco Mauro entrambi di Sellia Marina. Come evidenziato dagli inquirenti nel corso della conferenza stampa, i motivi dell’efferato omicidio sono da ricercare in una serie di dissapori sorti tra le famiglie Russo e Rosso e continuati per più di 20 anni fino allo sfociare nell’azione delittuosa da parte del Russo.

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La misura segue temporalmente gli arresti eseguiti il 21 settembre scorso dei quattro soggetti ritenuti esecutori materiali dell’efferato delitto .

«Un’indagine meticolosa portata avanti scrupolosamente dai colleghi Vincenzo Capomolla e Alessandro Prontera e dall'Arma dei carabinieri che con costanza hanno chiuso il cerchio. Siamo abbastanza tranquilli sul piano probatorio - ha dichiarato il procuratore Gratteri – nei confronti degli arrestati di questa mattina. Indagati proprio perché ritenuti mandanti dell’omicidio che è stato abbastanza brutto perché eseguito in pieno centro in un locale aperto al pubblico dove potevano entrare altre persone e trovarsi coinvolti loro malgrado».

Dello stesso parere, il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, nel commentare l’esito dell’operazione denominata “Quinto comandamento” ( non uccidere) che mette in luce la faida tra i patriarca delle famiglie Russo e Rosso. Tutto in un contesto di degrado sociale, ricatti, ritorsioni e screzi che negli anni si sono trasformati in profondo odio e sfociati nel sangue. «Un quadro desolante e inquietante anche di alcuni spaccati delle nostre comunità, in cui si pensa di risolvere le questioni attraverso la violenza vista come “soluzione” di contrasti».

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