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Operazione Xenia, chiuse le indagini per Lucano

Contestata l'associazione per delinquere, il sindaco: «Sono tranquillo»

Calabria
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Lucano ai domiciliari durante la manifestazione in suo sostegno
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LOCRI (REGGIO CALABRIA) - La Procura della Repubblica di Locri ha chiuso le indagini sviluppate nell'ambito dell'operazione Xenia scatta lo scorso ottobre nei confronti di una trentina di persone tra cui il sindaco di Riace, Mimmo Lucano (LEGGI LA NOTIZIA).

Le indagini che sono state chiuse hanno riguardato presunte irregolarità nella gestione dell’accoglienza dei migranti nel comune di Locri.  La Procura contesta a Lucano anche associazione per delinquere, truffa, falso, concorso in corruzione, abuso d’ufficio e malversazione.

Dal canto suo Lucano ha dichiarato: «Sono tranquillo con la mia coscienza perché non ho fatto niente, anzi ho cercato di aiutare umanamente e non mi sono approfittato di nulla neanche sul piano economico. Non ho proprietà né conti correnti, come ho detto sin dal primo momento. Dopo tanto tempo hanno potuto verificare tutto su di me. Mi auguro che prevalga la coscienza. Gli avvocati - ha proseguito - mi hanno detto che è un fatto normale anzi è positivo perché hanno chiuso e vuol dire che non ci sono altre cose e che quelli sono i capi di imputazione. Tutti gli accusati dicono che sono innocenti, è un fatto automatico quindi mi sembra talmente scontato che non lo voglio nemmeno dire. C'è chi ci giudica e sapranno loro cosa fare».

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Lucano era stato posto agli arresti domiciliari il 2 ottobre scorso, poi revocati e sostituiti dal divieto di dimora a Riace, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Nell’avviso di conclusione indagini, tuttavia, gli vengono contestati reati più gravi per i quali il gip non aveva accolto la richiesta d’arresto: associazione per delinquere, truffa, falso, concorso in corruzione, abuso d’ufficio e malversazione.

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Lucano, nell’ambito dell’inchiesta Xeniac condotta dai finanzieri del Gruppo di Locri, era stato posto agli arresti domiciliari il 2 ottobre scorso, poi revocati il 16 ottobre e sostituiti dal divieto di dimora a Riace (LEGGI LA NOTIZIA), con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.

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Nell’avviso di conclusione indagini, tuttavia, il pubblico ministero di Locri Michele Permunian contesta anche i reati più gravi per i quali il giudice per le indagini preliminari non aveva accolto la richiesta d’arresto.

Al riguardo la Procura ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame che non è stato ancora discusso.

La Procura ipotizza nei confronti di Lucano anche reati legati alla gestione dei finanziamenti erogati da Ministero dell’Interno e Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace per l’accoglienza.

I 31 indagati avranno adesso la possibilità, entro 20 giorni, di depositare documenti a proprio discarico e di chiedere di essere sottoposti a interrogatorio.

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