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Omicidi a Mileto, chiuse le indagini dell'operazione Miletos

Nella morte di Mesiano e Corigliano coinvolte 9 persone

Calabria
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Nella foto: 
La sede della Procura di Vibo Valentia
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3 minuti 42 secondi

GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Hanno insanguinato la città Normanna nel corso di un'estate, quella del 2013. Due omicidi efferati, delle due fazioni rivali, che la Direzione distrettuale antimafia ritiene di aver risolto con l'operazione “Miletos” dello scorso che aveva visto l'emissione di cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei presunti responsabili dei due delitti: quello di Giuseppe Mesiano e di Antonio Angelo Corigliano, avvenuti tra il luglio e l'agosto di cinque anni fa, l'uno in risposta all'altro. La stessa Dda che adesso ha terminato l'attività investigativa notificato l'avviso di conclusione delle indagini non solo ai cinque già attinti dalla misura cautelare, ma anche ad altri quattro (tutti di Mileto) che finiti nell'inchiesta i cui nomi erano emersi già in prima battuta.

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E così, il provvedimento a firma del pm Annamaria Frustaci è stato notificato a Giuseppe Corigliano, 80 anni (avv. Aldo Currà); Vincenzo Corso, 45 anni (avv. Giuseppe Monteleone e Gianfranco Giunta); Gaetano Elia, 51 anni (avv. Giuseppe Iannello e Franco Muzzopappa), Domenico Iannello, 41 anni (avv. Salvatore Staiano); Rocco Iannello, 43 anni (avv. Giovanni Vecchio e Giuseppe Di Renzo); Francesco Mesiano, 45 anni (avv. Michelangelo Miceli e Giancarlo Pittelli); Salvatore Pititto, 50 anni (avv. Nicola Cantafora e Giuseppe Bagnato); Pasquale Pititto, 50 anni (avv. Francesco Sabatino e Giovanni Marafioti) e Giuseppe Ventrice, 41 anni (avv. Miceli).

Andando nello specifico delle accuse, Francesco Mesiano deve rispondere di estorsione, in quanto, unitamente a Giuseppe Mesiano (poi assassinato) (LEGGI LA NOTIZIA DELLA SUA MORTE), nel prospettare a Giuseppe Antonio Corigliano il danneggiamento o l'incendio del supermercato a Santa Domenica di Ricadi, avrebbe costretto quest'ultimo a pagare a titolo di tangente per la mancata vendita del pane da parte del panificio “F.lli Mesiano) e quale condizione per il sereno svolgimento della propria attività, una somma imprecisata di denaro. Sempre Mesiano, ma con Rocco Iannello, sono accusati, il primo in qualità di mandante, il secondo quale esecutore, di aver dato fuoco al portone dell'abitazione della famiglia Corigliano la quale si era opposta alle richieste estorsive.

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SULL'OMICIDIO DI GIUSEPPE MESIANO

Ancora Mesiano deve rispondere di minacce rivolte a Marianna Ventrici, moglie di Giuseppe Corigliano, e finalizzate a estromettere questi ultimi dai terreni di campagna altrimenti avrebbe ammazzato il marito; allo stesso tempo, avrebbe cercato di investire la donna con un furgone. Giuseppe Corigliano è poi accusato di omicidio commesso in concorso con il defunto figlio Angelo Antonio ai danni di Giuseppe Mesiano, avvenuto la sera del 17 luglio del 2013 a Mileto a colpi di pistola semiautomatica dalla quale furono esplosi sette colpi che attinsero la vittima al dorso, al collo e alla testa. Un delitto ritenuto premeditato in quanto fu in risposta all'incendio del portone. Giuseppe Ventrice e Gaetano Elia, sono chiamati a rispondere di favoreggiamento personale poiché, dopo l'uccisione di Mesiano, avrebbero aiutato gli autori del fatto ad eludere le investigazioni, asportando le registrazioni contenute nel Dvr dell'impianto di videosorveglianza ubicato presso l'esercizio commerciale sito a Mileto (che inquadrava il transito di soggetti diretti verso località “Pigno”, quindi l'abitazione della vittima) e successivamente distruggendo i filmati acquisiti ed omettendo di consegnarli ai carabinieri.

All'uccisione di Mesiano seguì, per rappresaglia, quella di Angelo Antonio Corigliano (LEGGI LA NOTIZIA DELLA SUA MORTEche si consumò di giorno, il 19 agosto successivo, e per la quale sono accusati, con l'ulteriore aggravante della premeditazione, Vincenzo Corso, Gaetano Elina, Domenico Iannello, Francesco Mesiano, Salvatore e Pasquale Pititto nonché Giuseppe Ventrice tutti con ruoli specifici: Mesiano in qualità di mandante, Pasquale Pititto quale organizzatore delle fasi preliminari ed esecutive delle azioni di fuoco, Salvatore Pititto e Iannello, quali esecutori materiali; Corso, quale braccio destro di Mesiano e referente del sodalizio Prostamo-Pititto, sarebbe stato incaricato di presidiare i luoghi prescelti per la consumazione dell'agguato nonché di monitorare la vittima.

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DI ANGELO ANTONIO CORIGLIANO

Il tutto sarebbe avvenuto con la «fattiva collaborazione» di Ventrice ed Elia – il primo quale titolare della ditta di autotrasporti ed effettivo utilizzatore dell'impianto di videosorveglianza installato presso il magazzino del padre e il secondo quale tecnico installatore ed addetto alla manutenzione dello stesso – che su richiesta di Francesco Mesiano e Corso avrebbero fornito il Dvr contenente le registrazioni delle immagini del responsabili dell'agguato a Giuseppe Mesiano. L'omicidio di Corigliano avvenne su corso Vittorio Emanuele III, sempre a Mileto, nei pressi del bar “Blue moon” dove la vittima, che si trovava in auto, fu attinta dai colpi di pistola alla testa e all'addome. Tutti i reati, ad eccezione del favoreggiamento personale ai due tecnici, sono aggravati dalle modalità mafiose.

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