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Operazione Ossessione, i rapporti con i clan, il ruolo delle donne e la gestione delle armi affidata ad una comparsa di Gomorra

Calabria
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La conferenza stampa dell'operazione Ossessione
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CATANZARO - Nell'ambito dell'inchiesta Ossessione, condotta dalla Procura della Repubblica distrettuale di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri contro l'articolazione dedita al traffico di droga del clan Mancuso, emergono diversi aspetti organizzativi.

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Nello specifico, «le indagini hanno fatto registrare come i vibonesi siano in affari anche con esponenti legati al clan dei Mazzaferro di Gioiosa Ionica (RC), da anni trapiantati nel milanese e nel comasco, in grado di smistare importanti quantità di narcotico in Lombardia. Proprio a Tonino Mazzaferro i finanzieri sequestravano nel marzo del 2018 un chilogrammo di cocaina pura al 98%».

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Un ruolo fondamentale era affidato, poi, alle donne: da “teste di ponte” per le comunicazioni tra gli accoliti, a co-finanziatrici, come nel caso della cittadina albanese Elisabeta Kotja, a intermediarie di alto rango con gli esponenti dei Cartelli sudamericani. Spiccano, in particolare, «le due venezuelane Clara InesGarcia Rebolledo e Gina Forgione, estremamente note nel panorama del narcotraffico internazionale, in grado di mettere in contatto i calabresi con i narcos sudamericani».

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I componenti dell'organizzazione «pienamente ingeriti nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, hanno, inoltre, dimostrato di voler difendere i propri interessi, ove necessario, anche con le armi».

Per questo «un ruolo di fondamentale importanza era ricoperto da un soggetto di Varese, Carlo Cuccia, con un passato da comparsa nella nota serie “Gomorra”. Mentre nella fiction all’indagato era stato attribuito il ruolo di “specchiettista”, nell’organizzazione vibonese al personaggio era demandato il compito di reperire le armi, unitamente ad un suo compaesano, Ivo Menotta, anch’egli colpito dagli odierni fermi».

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