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'Ndrangheta, estorsione a imprenditori: due arresti

Chiesto il 5% dell'appalto per "gli amici di Vibo"

Calabria
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VIBO VALENTIA - Sono state eseguite a Gerocarne da parte dei carabinieri della compagnia di Serra San Bruno due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di due soggetti.

I due sono ritenuti responsabili di tentata estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso ai danni di due imprenditori edili vibonesi che stavano eseguendo, nel febbraio 2018, un lavoro per ripristino delle condutture fognarie nel capoluogo e in particolare in via Terravecchia.

Gli arrestati sono Vincenzo Puntoriero, 65 anni, commerciante di Vibo Valentia, ed Emilio Pisano, 50enne, di Gerocarne, quest'ultimo cognato del boss di Arena Antonio Gallace. L'operazione è stata coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Antonio Mancuso, dopo la denuncia presentata ai carabinieri di Arena dai due fratelli titolari della ditta che, nel febbraio 2018, riferirono di essere stati avvicinati, in diverse circostanze, dalle due persone arrestate oggi le quali gli avrebbero chiesto la cifra di 2.000 euro, corrispondente al 5% del valore dell'appalto, riferendo di essere stati inviati da "amici di Vibo", nei confronti delle quali al momento non sono stati adottati provvedimenti cautelari anche se i loro nomi sono presenti nell’ordinanza: si tratta di soggetti già coinvolti in operazioni di polizia e in particolare nell’inchiesta "Nuova Alba" del 2007.

Le indagini che hanno portato all’operazione di stamani, denominata "'Mbasciata", sono iniziate a febbraio del 2018, quando due fratelli, imprenditori edili di Arena, hanno denunciato un tentativo di estorsione posto in essere in più occasioni tra Vibo Valentia e Arena. I due, in particolare, hanno riferito ai carabinieri che mentre stavano eseguendo un lavoro per il ripristino delle condutture fognarie a Vibo Valentia, ottenuto mediante affidamento diretto, sono stati avvicinati in almeno tre circostanze dai due arrestati che hanno chiesto il pagamento di duemila euro, pari a circa il 5% dell’importo complessivo dell’appalto.

Le minacce si sarebbero concretizzate sia in maniera implicita che in maniera esplicita al fine di poter continuare ad eseguire l’appalto senza "fastidi", trattandosi di «forestieri» che, proprio per aver sconfinato dal proprio comune, devono elargire una percentuale sul valore del lavoro alla cosca egemone di Vibo Valentia. Di fatto, gli espliciti riferimenti agli «amici di Vibo» hanno consentito agli inquirenti di collegare i vari episodi estorsivi, dopo aver prima identificato gli autori materiali del reato.

Pisano è cognato del boss di Arena Antonio Gallace, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Russo, e condannato in via definitiva nel processo «Luce nei Boschi" contro i clan delle Preserre. Nel corso della conferenza stampa il capitano Marco Di Caprio, comandante della Compagnia di Serra San Bruno, ha rilevato l’importanza della collaborazione delle vittime che ha consentito di avviare l’indagine e di avere un quadro chiaro dei comportamenti degli indagati.

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