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Maltrattamenti in una struttura per gli anziani

Cinque ordinanze cautelari e altri 11 indagati

Calabria
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SETTINAGIANO (CATANZARO) - Questa mattina i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno dato esecuzone ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare nei confronti di cinque operatori socio-sanitari in servizio presso la residenza sanitaria assistenziale 'San Francesco Hospital' di Settingiano.

Per due operatori si è trattato di arresto ai domiciliari mentre per gli altre tre è stato disposto il divieto di dimora nel comune ove ha sede la struttura sanitaria. In particolare, sono stati raggiunti dal provvedimento giudiziario un 46enne di Vallefiorita (Cz), agli arresti domiciliari; un 53enne di Settingiano (Cz), agli arresti domiciliari; un altro 53enne di Catanzaro, sottoposto al divieto di dimora; un 37enne di Santa Caterina dello Ionio (Cz), sottoposto al divieto di dimora; un 41enne di Settingiano (Cz), sottoposto al divieto di dimora.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro.

Secondo le indagini, che sono scaturite dalle denunce presentate da alcuni familiari di persone ricoverate presso la struttura circa presunti maltrattamenti subiti dagli anziani, e che sono state condotte anche con l'aiuto di intercettazioni ambientali audio-video e con l'esecuzione di perizie tecnico-specialistiche di professionisti del settore sanitario, gli inquirenti hanno scoperto un quadro di violenza e maltrattamenti fisici e psicologici.

Attraverso le intercettazioni è emerso che all’interno della residenza sanitaria alcuni ospiti erano stati sottoposti a gravi e ripetuti maltrattamenti fisici e psicologici: percosse, atti di violenza, derisioni, molestie gratuite e minacce. Sono state riscontrate condotte di maltrattamenti e vessazioni fisiche anche nei momenti di sonno degli anziani costretti a trascorrere intere giornate in un corridoio, adibito a sala comune al piano seminterrato della struttura, seduti sulle loro carrozzine, ovvero sulle sedie, ove si addormentavano anche in posizione innaturale, con il capo reclinato sulla spalla o sul tavolo, l’uno accanto all’altro, e dove erano, comunque, costretti a rimanere immobili per non disturbare l’operatore di turno preposto alla loro sorveglianza.

Secondo l'accusa, gli operatori responsabili della vicenda sono colpevoli di reato di maltrattamento, aggravato dell’aver agito approfittando delle circostanze tali da ostacolare la privata difesa ed abusando delle relazioni di ospitalità correlate alla natura della struttura ed all’affidamento ad essa degli anziani da parte dei familiari.

Contemporaneamente, i finanzieri hanno notificato ulteriori undici avvisi di garanzia nei confronti di altrettante persone operanti nella struttura: si tratta del direttore sanitario, di quattro infermieri professionali, di un’educatrice e di altri cinque operatori socio-sanitari, indagati a vario titolo per maltrattamenti, sequestro di persona e lesioni colpose.

La replica dei legali

«Rispetto ai reati ipotizzati dal P.M. il GIP ha già escluso "la gravità indiziaria del reato di maltrattamenti con riferimento alla condotta di contenzione e vieppiù di quello del sequestro di persona" avendo gli stessi consulenti tecnici della Procura attestato come "i pazienti erano ospitati in più sale, erano tutti tranquilli e ben igienizzati, gli indumenti erano in ordine e normo inseriti, non erano presenti imbrattamenti del corpo o degli indumenti"». A sostenerlo, in una nota, sono i legali della casa di riposo San Francesco Hospital di Germaneto, avvocati Armando Veneto, Clara Veneto e Giacomo Maletta.

«Tanto che il Gip - proseguono i legali - ha definito essere "condotte numericamente esigue, poco invasive della sfera fisica e personale degli anziani, più spesso dirette verso oggetti che verso le persone e connotati nella maggior parte dei casi da atteggiamenti di scherno, sgarbo, noncuranza e fastidio più che di violenza fisica"».

I legali, prosegue la nota, «ritengono di poter facilmente dimostrare come l’azione giudiziaria sia infondata prendendo le mosse da calunniose denunzie di soggetti interessati a mettere in cattiva luce, per loro interessi, una struttura che ha ricevuto numerose e positive valutazioni dei Nas. Essa interviene proprio mentre, in parallelo, dovranno essere esaminate le numerose denunzie proposte nei confronti dei presunti diffamatori».

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