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Oliverio accusato di associazione per delinquere

Il Governatore: «Contro di me una gogna mediatica»

Calabria
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Mario Oliverio
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CATANZARO - Nell'ambito della nuova inchiesta, denominata operazione Passepartout, che lo vede indagato assieme ad altre 19 persone tra cui Nicola Adamo e Mario Occhiuto (LEGGI LA NOTIZIA), il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, ha voluto subito prendere posizione precisando che «dopo una approfondita lettura (del dispositivo di chiusura delle indagini, ndr), devo constatare che mi sono state contestate, come ipotesi di reato, fattispecie che, a mio avviso, attengono alla normale vita politico-amministrativa dell’Ente»

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In particolare, Oliverio denuncia come «mi si contestano scelte politiche e/o tecniche, cui si “abbinano” ipotesi di reato, alcune (vedi gara di appalto metropolitana di Cosenza) operate nel 2014, cioè precedentemente al mio insediamento alla guida della Regione; mentre per altre, come la realizzazione del nuovo ospedale di Cosenza, è stato prodotto, come è noto, il solo studio di fattibilità, tra l’altro da parte dell’Azienda Ospedaliera. Sono quanto mai certo che, anche in questa occasione, nessun Giudice condividerà una simile impostazione accusatoria, che intravede sospetti di reato in normali condotte di natura politica, nel senso aristotelico del termine».

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Oliverio, inoltre, evidenzia che «un dato sintomatico, che andrà pure approfondito, è quello che attiene ad una indagine che è iniziata a fine 2014, ovvero il giorno stesso del mio insediamento alla guida della Regione e che si è, guarda caso, conclusa verso la fine dello stesso, nel 2019! Questo ennesimo avviso di garanzia mi porta ad esprimere profonda amarezza per quanto mi sta accadendo. Non posso in alcun modo accettare - prosegue il governatore - di essere additato come il promotore di “una associazione per delinquere con lo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti contro la Pubblica Amministrazione”».

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In conclusione, poi il massimo esponente elettivo calabrese ribadisce che «combatterò con tutte le mie energie per dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti contestati. La mia non vuole essere una sfida rivolta agli apparati giudiziari ed investigativi. È solo l’unico modo che, come politico, cittadino e uomo, mi resta per contrastare questa feroce gogna cui sono sottoposto, posso ora dirlo, dal primo giorno del mio insediamento».

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